Monthly Archives: gennaio 2017

Bauman “Sete di Pace”

Bauman “Sete di Pace”

“(…) Tutte le tappe e le fasi che ci sono state nella storia dell’umanità, avevano un denominatore comune: erano caratterizzate dall’inclusione da un lato e dall’esclusione dall’altro in cui c’era una identificazione reciproca, attraverso l’inclusione e l’esclusione.

Il “noi” si poteva misurare con l’ostilità reciproca. Il significato del “noi” era che noi non siamo loro.E il significato di loro era che loro non sono noi. Gli uni avevano bisogno degli altri per esistere come entità collegata l’una con l’altra e potersi identificare in un luogo o un gruppo di appartenenza. E’ stato così per tutta la storia dell’umanità.Questo ha portato a grandi spargimenti di sangue. Una forma di autoidentificazione che nasce dall’identificazione di qualcosa di altro rispetto al prossimo.

Oggi ci troviamo di fronte alla necessità ineludibile della prossima tappa in questa storia, nella quale stiamo espandendo la nozione di umanità.

Parlando di identità di se stessi, abbiamo un concetto di quello che includiamo in questa idea di umanità messa insieme. Direi che ci troviamo di fronte a un salto successivo che richiede l’abolizione del pronome loro. Fino a questo momento i nostri antenati avevano qualcosa in comune: un nemico. Ora, di fronte alla prospettiva di una umanità globale, dove lo troviamo questo nemico?

Ci troviamo nella realtà cosmopolita, quindi ogni cosa fatta anche nell’angolo più remoto del globo, ha impatto sul resto del nostro pianeta, sulle prospettive future. Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri e non si può tornare indietro. (…)”

Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo, 18.09.2016 Assisi, all’Assemblea di apertura dell’incontro “Sete di Pace”
Mattarella sull’Europa dei giovani

Mattarella sull’Europa dei giovani

“(…) Desidero, adesso, rivolgermi soprattutto ai giovani.

So bene che la vostra dignità è legata anche al lavoro. E so bene che oggi, nel nostro Paese, se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor più per voi.

La vostra è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale.

Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio.

I giovani che decidono di farlo meritano, sempre, rispetto e sostegno.

E quando non si può riportare nel nostro Paese, l’esperienza maturata all’estero viene impoverita l’intera società.

Nel febbraio scorso, in una Università di New York, ho incontrato studenti di ogni continente. Una ragazza ha aperto il suo intervento dicendo di sentirsi cittadina europea, oltre che italiana.

Tante esperienze di giovani che condividono, con altri giovani europei, valori, idee, cultura, rendono evidente come l’Europa non sia semplicemente il prodotto di alcuni Trattati. Un Continente che, dopo essere stato, per secoli, diviso da inimicizie e guerre, ha scelto un cammino di pace e di sviluppo comune.

Quei giovani capiscono che le scelte del nostro tempo si affrontano meglio insieme. Comprendono, ancor di più, il valore della pacifica integrazione europea di fronte alla tragedia dei bambini di Aleppo, alle migliaia di persone annegate nel Mediterraneo e alle tante guerre in atto nel mondo.

E non accettano che l’Europa, contraddicendosi, si mostri divisa e inerte, come avviene per l’immigrazione.

Dall’Unione ci attendiamo gesti di concreta solidarietà sul problema della ripartizione dei profughi e della gestione, dignitosa, dei rimpatri di coloro che non hanno diritto all’asilo. (…)”

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, dal discorso alla nazione, 31.12.2016

Orizzonti nuovi dopo Lund (Svezia)

Orizzonti nuovi dopo Lund (Svezia)

Un anniversario in comunione

“È per me una grande gioia essere qui oggi, a dare testimonianza dell’opera dello Spirito Santo che semina unità tra i seguaci di Gesù. Lo Spirito Santo, con le parole di Martin Lutero, «chiama tutta la cristianità sulla terra, la raccoglie, illumina, santifica e mantiene in Gesù Cristo, nell’unica vera fede». Oggi, a Lund e a Malmö, sperimentiamo il miracolo moderno dello Spirito Santo così come i discepoli lo hanno sperimentato nella mia città natale di Gerusalemme duemila anni fa. Oggi, mentre ci riuniamo per esprimere la speranza di unità, ricordiamo la preghiera sacerdotale di Cristo «perché tutti siano una sola cosa […], perché il mondo creda» (Giovanni 17, 21). Ringraziamo il Dio Uno e Trino perché stiamo passando dal conflitto alla comunione.

L’incontro storico odierno trasmette al mondo intero il messaggio che gli impegni religiosi perseguiti con forza possono portare a una riconciliazione pacifica invece di apportare più conflitti al nostro mondo già tormentato. Quando persone religiose operano per l’unità e la riconciliazione, la religione può promuovere la prosperità di tutte le comunità umane. (…)”

Dal discorso del vescovo Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale, Lund, 31/10/2016

Un anniversario in comunione – La commemorazione del quinto centenario della Riforma

Il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in un articolo sull’Osservatore Romano (17.1.2017) spiega il significato della commemorazione comune cattolico-luterana del quinto centenario dell’inizio della Riforma.

Koch ricorda la preghiera ecumenica di Papa Francesco a Lund il 31.10.2016 con il vescovo Munib Younan, Presidente della Federazione mondiale luterana (LWB) in occasione della ricorrenza della  Riforma. La preghiera storica “non è stata soltanto accolta con gratitudine, ma ha incontrato anche critiche e opposizioni. Mentre, da parte cattolica, si è temuta una deriva protestante del cattolicesimo, da parte protestante si è parlato di un tradimento della Riforma”. Invece – osserva Koch – la commemorazione di questo anniversario “si presenta a entrambe le parti come un gradito invito a dialogare su ciò che i cattolici possono imparare dalla Riforma e su ciò che i protestanti possono trarre dalla Chiesa cattolica come arricchimento per la propria fede”, superando ogni tono fazioso e polemico.

Martin Lutero allora “non voleva assolutamente la rottura con la Chiesa cattolica e la fondazione di una nuova Chiesa, ma aveva in mente il rinnovamento dell’intera cristianità nello spirito del Vangelo. (…) Il fatto che, all’epoca, questa sua idea di riforma non abbia potuto realizzarsi è dovuto in buona parte a fattori politici.”.

La commemorazione del 2017 – sottolinea ancora il porporato – deve essere intesa dunque “come un invito a ritornare alla preoccupazione originaria di Martin Lutero” alla luce di tre concetti chiave: gratitudine per i 50 anni di intenso dialogo tra cattolici e luterani, un pentimento pubblico accompagnato da una purificazione della memoria storica e la speranza che una commemorazione comune della Riforma possa permettere “di compiere ulteriori passi verso una comunione ecclesiale vincolante. Quest’ultima deve rimanere l’obiettivo di ogni sforzo ecumenico e, pertanto, è anche e precisamente a essa che deve mirare la commemorazione della Riforma. Dopo cinquecento anni di divisione, dopo aver vissuto per un lungo periodo in modo contrapposto o parallelo, dobbiamo imparare a vivere gli uni insieme agli altri vincolati più saldamente, e dobbiamo farlo già oggi.”

(riassunto di Beatriz Lauenroth)

Il Sogno di Papa Francesco

Il Sogno di Papa Francesco

In occasione del Conferimento del Premio Carlo Magno a Roma, il 6 maggio 2016, Papa Francesco ha confidato il suo sogno per l’Europa

(…) Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, «un costante cammino di umanizzazione», cui servono «memoria, coraggio, sana e umana utopia».

Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita.

Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo.

Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto.

Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano.

Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile.

Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni.

Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti.

Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia. Grazie.

Conferimento del Premio Carlo Magno –  Stralcio dal discorso di Papa Francesco, Roma, Sala Regia, Venerdì, 6 maggio 2016

Per vedere il video: https://www.youtube.com/watch?v=SMRhgPv9DAU

Per leggere il testo integrale: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/may/documents/papa-francesco_20160506_premio-carlo-magno.html

Messaggio di Monaco 2016

Messaggio di Monaco 2016

Insieme per l‘Europa. Incontro. Riconciliazione. Futuro.
Monaco (Baviera),  2 luglio 2016 

All’insieme non esiste alternativa  

“Uniti nella diversità”. Questa speranza europea è oggi più attuale che mai. L’Europa non deve diventare una roccaforte ed alzare nuove frontiere. All’insieme non esiste alternativa. Un insieme in una diversità riconciliata è possibile.

Il Vangelo – una fonte di speranza

Gesù Cristo ha pregato per l’unità e dato la sua vita per questo. Questo ci dice il Vangelo, che da quasi 2000 anni è una forza determinante per la cultura in Europa. Gesù Cristo ci insegna l’amore senza limiti per tutte le persone. Lui ci indica la strada della misericordia e della riconciliazione: possiamo chiedere perdono e perdonarci a vicenda. Il Vangelo di Gesù Cristo è una fonte potente, dalla quale possiamo attingere speranza per il futuro.

L’Europa – una cultura del rispetto e della stima

Le terribili esperienze delle Guerre mondiali ci hanno insegnato che la pace è un dono prezioso che dobbiamo conservare. Il nostro futuro deve essere caratterizzato da una cultura del rispetto e della stima dell’altro, anche dello straniero.

L’unità è possibile – Superare divisioni

Chiediamo a tutti i cristiani, specialmente ai responsabili delle Chiese, di superare le divisioni. Esse hanno causato sofferenza, violenza, ingiustizia ed hanno minato la credibilità del Vangelo. Come cristiani vogliamo vivere insieme riconciliati ed in piena comunione.                

Il nostro impegno

Viviamo il Vangelo di Gesù Cristo e lo testimoniamo a parole e coi fatti.

Percorriamo la via della riconciliazione e facciamo in modo che le nostre comunità, Chiese, popoli e culture possano vivere “uniti nella diversità”.

Andiamo incontro a persone di convinzioni e religioni diverse con rispetto e cerchiamo il dialogo con loro.

Ci impegniamo affinché nel mondo crescano umanità e pace.

Abbiamo la visione di un insieme in Europa che è più forte di ogni paura ed egoismo.

Poniamo la nostra fiducia  nello Spirito Santo che rinnova e vivifica continuamente il mondo.

Uno Sguardo dalla Francia

Uno Sguardo dalla Francia

UN PUNTO DI VISTA FRANCESE DOPO 60 ANNI DAI TRATTATI DI ROMA 

Ci siamo! Non ci siamo tutti ma siamo comunque arrivati a 28 paesi per festeggiare i 60 anni dell’Europa. Il 25 marzo 1957, data dei Trattati di Roma, solo 6 Paesi europei firmarono la creazione della Comunità Europea, che dal 1993 diventerà l’Unione Europea. Tra questi 6 Paesi fondatori c’era convintamente la Francia. Condotti dall’idea di Jean Monnet, che ha trovato un eco grazie alla voce di Robert Schuman, i francesi hanno accettato la grande idea europea.

Vista, come uno strumento di pace e di stabilità, l’idea d’Europa era al servizio dei Paesi per una ricostruzione veloce e più facile del continente. Dalla Francia e dai suoi dirigenti successivi l’Europa fu considerata anche (forse soprattutto) come un trampolino verso un potere e un’influenza più larga, perché di dimensione europea. L’amore per la patria francese, la difesa dei valori nazionali e l’influenza della Francia nel mondo hanno caratterizzato l’azione della Francia nel processo d’integrazione europea. Come ha ricordato il Generale De Gaulle nel 1954: toccare la sovranità francese non faceva parte del “contratto europeo” e la Francia l’ha mostrato fino ad oggi.

Tuttavia, i grandi padri fondatori francesi, che amavano l’Europa quanto la Francia stessa, hanno fortunatamente lasciato una progenie fertile. Molti presidenti francesi, Valéry Giscard d’Estaing in testa, hanno continuato ad adoperarsi per la causa europea. D’Estaing, riprendendo i discorsi pieni di speranza dei padri fondatori, ha lasciato sognare (come Jacques Delors) un’Unione Europea politica: un’unione dei popoli europei, unita, ma rispettosa della diversità di ogni cultura e religione.

Nel 2005, per il referendum sulla costituzione europea, i francesi hanno però ricordato che, se la politica e i dirigenti possono fare molto, essi sono impotenti senza il consenso popolare. Il referendum per la costituzione europea è stato infatti respinto dalla maggioranza dei francesi. L’esperienza del 2005 è sicuramente la dimostrazione più chiara del punto di vista francese sull’Unione. E’ un ritornello che i francesi intonano spesso: se l’Unione Europea è necessaria, avere più Europa “sarebbe troppo”. Troppo perché? Perché i francesi come numerosi popoli europei hanno paura di essere inglobati in un’Europa sovranazionale, dove non ci sarebbe più distinzione tra un francese e un italiano, dove la particolarità e la sovranità di ogni Paese sarebbero assorbite da un grande “Tutto Europeo”.

Oggi, se i francesi accettano l’Europa, è perché sentono valorizzata la loro identità e il loro ordine socio-economico. Ma, ancor di più, i francesi accettano l’Europa, perché condividono i valori primari che sono la base dell’Europa dal 1957: la solidarietà, la condivisione, la libertà, la pace e la fratellanza tra i popoli. Tutti quei valori, quindi, che sono per la maggior parte di derivazione cristiana e che sono quello che i francesi vedono nell’Europa. Tralasciando le implicazioni religiose, si sentono attaccati a questi fondamenti morali che sono la base dell’Europa di oggi. Anche se pensare questi valori e rivendicarli non vuol dire sempre applicarli – lo vediamo nell’attuale crisi dei rifugiati –, rimane il fatto che i francesi si sentono parte costituente di questa realtà europea.

Il 25 marzo 2017 saranno celebrati i 60 anni dei Trattati di Roma a Roma. L’anniversario ci ricorda quindi che l’Europa è giovane! I diversi eventi, congressi e la marcia per l’Europa saranno dei momenti forti.  Al di là della necessità del rilancio politico europeo, sarà anche l’occasione di richiamare i valori cristiani che sono comuni a tutti i popoli europei. Questi valori saranno, secondo me, la base del rilancio europeo, perché sono ora i soli che non sono fonte di paura, ma d’unità.

 

 

Marie Trélat, studentessa francese di Scienze Politiche, specializzata sull’Unione Europea, in particolare sull’Europa centrale ed orientale. Vive attualmente a Roma (progetto Erasmus) e frequenta l’Università LUISS Guido Carli. E’ membro della GFE – Roma (Gioventù federalista europea) e si occupa dell’ufficio relazioni internazionali della sezione di Roma. Per 5 mesi ha lavorato alla redazione francese di Radio Vaticana

Uno Sguardo dalla Germania

Uno Sguardo dalla Germania

60 ANNI  “TRATTATI DI ROMA”  24 / 25 MARZO 2017

Il 25 Marzo 1957 con la volontà compatta di creare le fondamenta per una collaborazione sempre più stretta tra i Paesi europei e decisi a salvaguardare lo sviluppo economico e sociale di ogni singolo Paese attraverso un agire comune, che avrebbe potuto togliere le barriere che dividono l’Europa e salvaguardare e consolidare la pace e la libertà, 6 Paesi europei: Germania, Francia, Italia e i Paesi del Benelux hanno deciso di creare  una “Comunità Economica”, basata su quel fondamento di pace, riconciliazione e collaborazione che viene menzionato all’inizio del trattato.

Allo stesso tempo tutti gli altri Stati europei sono stati invitati a “collegarsi a questo sforzo”.

La fondazione della “Comunità Economica Europea” significava molto di più di una ricerca di vantaggi, perché già all’inizio degli anni Cinquanta  il ministro degli esteri francese Robert Schuman (1886-1963) aveva affermato che la pace in Europa poteva essere assicurata sufficientemente solo se si riusciva a controllare insieme le risorse minerarie usate a fini bellici, come il carbone e l’acciaio.

In più, in questo trattato la Germania veniva accettata come partner alla pari già solo 12 anni dopo la guerra.

Questo significava un passo decisivo verso la riconciliazione sul continente europeo, in cui Francia e Germania avevano un ruolo determinante.

Dal 1992 entra in vigore l’Unione Europea per l’unione politica del continente. Però questo non è pensabile senza considerare il trattato firmato a Roma che dava origine alla “Comunità economica europea”, cioè i “Trattati di Roma”.

Questo trattato è da considerare come un atto di nascita dell’Europa unita, anche se nei dettagli si occupa di disposizioni come l’importazione, l’esportazione, i rapporti con le dogane, i tribunali, l’orientamento della politica economica, la libera circolazione delle merci e la creazione di commissioni.

Importante è l’intenzione con cui é stato concepito e questo è spiegato molto chiaramente nel preambolo: Un’Unione per eliminare barriere, conservare la pace e la libertà, promuovere lo sviluppo e così migliorare le condizioni di vita per gli uomini in Europa –  e questo insieme agli ex nemici di guerra.

 

 

 

di Sr. PD Dr. Nicole Grochowina della Christusbruderschaft Selbitz (Germania), dal 2012 docente di storia moderna all’Università di Erlangen/Norimberga. E’ membro del Comitato di Orientamento di Insieme per l’Europa e del Comitato di esperti di ecumenismo della Chiesa evangelica bavarese.

Uno Sguardo dall’Italia

Uno Sguardo dall’Italia

I TRATTATI DI ROMA E L’UNIONE EUROPEA

Il 25 marzo 1957 vengono firmati i Trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea. Il primo istituisce una Comunità economica europea (CEE), il secondo invece è l’Euratom, per la ricerca comune sull’uso pacifico dell’energia nucleare.

Il Trattato CEE riunisce gli stati firmatari, Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi in una Comunità con l’obiettivo, come ricorda l’art. 2, di creare un mercato comune e favorire la trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità.

Ma ha anche un obiettivo più politico: contribuire alla costruzione funzionale dell’Europa politica, verso un’unificazione più ampia dell’Europa. Come dichiarano nel preambolo i firmatari del Trattato: «essere determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei».

I Trattati di Roma erano stati preceduti dalla firma, nel 1951, del cosiddetto Trattato di Parigi, che aveva costituito la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA): con il controllo comune di queste industrie si intendeva evitare il riarmo unilaterale di uno degli Stati membri.

Infatti, il tentativo di promuovere l’unione europea a livello politico ed economico era nato da un desiderio emerso dopo la Seconda Guerra mondiale: integrare gli Stati europei in modo da rendere impossibile un’altra guerra.

«Per la pace futura la creazione di un’Europa dinamica è indispensabile…Bisogna abbandonare le vie del passato ed entrare in una via di trasformazione… L’Europa non è mai esistita. Non è la somma di sovranità riunite in consigli che crea un’entità. Bisogna creare davvero l’Europa» (Jean Monnet, Memorandum, 3 maggio 1950).

«La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza sforzi creativi all’altezza dei pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e viva può fornire alla civiltà è indispensabile al mantenimento delle relazioni pacifiche…

L’Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto» (Robert Schuman, 9 maggio 1950).

«Ricostruiamo la pace all’interno e all’estero. E soprattutto, per ottenerla, diamo testimonianza di disciplina, di ordine, di buona volontà, di lavoro, cerchiamo la migliore distribuzione possibile dei beni della terra per superare quelle difficoltà che sono naturali, ma che si superano, se gli uomini sono pronti al sacrificio e sanno che bisogna, per vincere, avere fede assoluta nella Provvidenza Divina» (Alcide De Gasperi, 20 aprile 1950)

Le vicende dell’unione europea, tra straordinarie spinte ma anche bruschi arresti, hanno portato negli anni alla firma di ulteriori trattati (http://www.politicheeuropee.it/normativa/19635/lue-e-i-suoi-trattati) con la creazione delle varie Istituzioni come il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa e così via.

 

 

di Maria Bruna Romito, Movimento dei Focolari, laureata in Storia. Ha vissuto dall’89 al 2000 in Ungheria, dove ha insegnato italiano e storia al liceo e all’università cattolica di Budapest. Attualmente vive a Roma e lavora presso il Pontificio Consiglio della Cultura.

La gioia di impegnarsi INSIEME

La gioia di impegnarsi INSIEME

Continuando nella condivisione fra tutti delle notizie che arrivano dagli ‘Amici’, riportiamo solo qualche flash.

Dall’Ungheria ci aggiornano di un lavoro capillare che, ‘insieme’, svolgono alcune Associazioni (“Associazione delle Sorelle Sociali”, Movimento dei Focolari, gruppo dei Gesuiti, Sant’Egidio ed altre) a favore dei profughi. La testimonianza di collaborazione, oltre a provvedere alle necessità primarie di cibo e vestiario, a facilitare le pratiche di soggiorno, ad aiutare nell’imparare la lingua, o trovare un alloggio adatto, un posto di lavoro, porta un po’ di sollievo a situazioni di immensa sofferenza e incoraggia chi ha perso la speranza (rischiando anche il suicidio).L’amore fa scoprire contatti adatti con coetanei (per i giovani) o con connazionali, per facilitare l’inserimento. Con un’attenzione rispettosa per le diverse fedi religiose, si è cercato di portare i cristiani nelle celebrazioni eucaristiche dove si parla la rispettiva lingua. Si sperimenta sempre la reciprocità: tutti hanno qualcosa da ‘dare’; ad esempio, alcuni gruppi di immigrati da più tempo, aiutano i nuovi profughi. E poi, quando qualcuno si trasferisce altrove, si trova il modo di continuare il rapporto.

Marija Belošević, vicepresidente dell’IKUE (Unione Internazionale Cattolica Esperantista) ci ha comunicato  un grosso lavoro di sensibilizzazione e di informazione sull’evento Monaco 2016 attraverso: le loro riviste, il programma in esperanto di Radio Vaticana, bollettini e pagina Facebook. Inoltre l’IKUE ha diffuso ampiamente, sempre in esperanto, i testi dei video-messaggi di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo, e il messaggio alla conclusione della Manifestazione. Con costanza, hanno parlato dell’iniziativa in vari Convegni, fra cui due svoltisi a Nitra – Slovacchia (a metà e fine luglio), a Vranov, presso Brno (Repubblica Ceca) in settembre, e, in più occasioni, in Croazia.

Inoltre in novembre a Pazin/Pisino (Istria), si sono riunite circa cinquanta persone di una decina di Associazioni per pensare come dare seguito a Monaco 2016. Sono in programma altri incontri a Zagabria (Croazia).