Che cosa ci distingue?

Che cosa ci distingue?

Chiara Lubich, ispiratrice di Insieme per l’Europa, ha parlato più volte della comunione tra Movimenti e Comunità di varie Chiese. Ecco alcuni stralci dal suo discorso a Monaco, l’8 dicembre 2001, davanti ai responsabili di vari Movimenti cattolici ed evangelici.

“Possiamo chiederci per prima cosa: Movimenti sul tipo di quelli che notiamo presenti ora nelle principali Chiese, sono invenzioni escogitate dallo Spirito Santo solo per quest’epoca? Oh! no – dobbiamo rispondere -, sono sempre esistiti, di tempo in tempo, da quando è nato il cristianesimo. Basta un’occhiata alla nostra storia comune, del primo millennio, e li vediamo già comparire. Il perché? Lo sappiamo. Il cristianesimo è presente nel mondo per la fede e la Parola vissuta. E sappiamo come i primi cristiani vivessero autenticamente la nostra religione. Ma siamo anche al corrente come, col passare degli anni, per l’influenza dello spirito del mondo, non tutti i battezzati sono stati coerenti alla fede. Ed ecco allora illanguidirsi, annacquarsi il cristianesimo e, giacché non può spegnersi, “le forze dell’inferno non prevarranno” (Mt 16,18), la necessità – per così dire – dello Spirito Santo di suscitare nella Chiesa nuove correnti spirituali, anche importanti: quelle di Basilio, di Agostino, di Benedetto, ecc. E molti altri poi, durante il secondo Millennio, come Francesco d’Assisi, che hanno avuto proprio il compito di riportare nella Chiesa l’autenticità e la radicalità del Vangelo e con ciò il rinnovamento di essa. Ed è per questo stesso motivo che lo Spirito Santo ha suscitato, anche oggi, i moderni nostri Movimenti. (…) Tra tanti di questi Movimenti è nata una comunione sempre più profonda.

E che cosa si è fatto? Si è iniziato a vivere tale comunione in questa maniera. Primo: col pregare gli uni per gli altri; con l’incoraggiarci, aiutarci nelle difficoltà; col fare in modo che i rispettivi Consigli direttivi si conoscano fra loro; con l’aiutarsi concretamente nelle necessità, per esempio necessità di sale, di attrezzature; col partecipare e collaborare a qualche loro manifestazione; col dare spazio, sulla propria stampa, alla presentazione degli altri Movimenti, ecc. (…)

Ma qui sorge una domanda: come possiamo far nostro questo meraviglioso piano di Dio, che fa prevedere nella Chiesa una viva comunione sempre più ampia? E ciò, nonostante le nostre debolezze e i nostri fallimenti? E’ evidente: per creare dovunque comunione sarebbe anche sufficiente attuare il comandamento nuovo di Gesù.(…)

“Chi ci separerà dalla carità di Cristo che ci ha legati in questo modo fra noi?” E per questa nostra vita di comunione, poi, che dà testimonianza al mondo, il nome di Dio torna ad essere di moda nelle nostre strade, spesso assiderate dal materialismo e dal secolarismo; nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei posti di lavoro, nelle amministrazioni pubbliche, già diamo testimonianza e soprattutto sulle frontiere più avanzate, i luoghi in cui, in genere, la Chiesa non arriva con i mezzi normali, ma dove i nostri Movimenti sono spesso presenti. A ciò, infatti, lo Spirito Santo ci ha chiamato e perciò ci ha fatto anche particolarmente adatti. (…)

Perché quel qualcosa che ci dovrebbe distinguere, di fronte al mondo, non sono tanto la nostra preghiera, tutte cose meravigliose, le penitenze, le cerimonie, i digiuni, le veglie, la condotta morale, ecc., ciò che dovrebbe distinguerci è soltanto il nostro reciproco amore, l’unità. Gesù lo ha detto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Da questo e non da altro, e ha detto anche: “Che siano uno affinché il mondo creda” (Gv 17,21).”

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