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France: Castres

France: Castres

Pour le présent et l’avenir de l’Europe, Castres le 24 mars 2017

Mgr Georges Pontier, le 28 mars 2017, dans son discours d’ouverture de l’Assemblée plénière des évêques de France à Lourdes, a encouragé à “regarder l’avenir de l’Europe avec confiance”: “Ce samedi 25 mars dernier, se fêtait à Rome le soixantième anniversaire de la signature des traités de Rome, acte fondateur de l’Union européenne. La veille, le Pape François en a reçu les 27 chefs d’État. Dans un discours apprécié, il les a encouragés dans leurs responsabilités en rappelant ce qui a guidé les pères fondateurs « les piliers sur lesquels ils ont voulu édifier la communauté économique européenne et que j’ai déjà rappelés : la centralité de l’homme, une solidarité effective, l’ouverture au monde, la poursuite de la paix et du développement, l’ouverture à l’avenir… L’Europe retrouve l’espérance dans la solidarité qui est aussi le plus efficace antidote contre les populismes modernes ». Beaucoup de voix s’expriment pour que l’Europe retrouve cet esprit solidaire qui a présidé à son histoire.

A l’heure où le Pape François s’adressait aux chefs d’Etat, les Tarnais étaient invités à prier pour l’Europe en l’église St-Jean/St-Louis de Castres ou à s’y unir par le cœur. Cette initiative était promue par le Service diocésain de la Mission universelle de l’Eglise, sous l’impulsion des Mouvements Focolari et Vivre et Aimer, membres du réseau Ensemble pour l’Europe (formé de quelque 300 communautés et mouvements chrétiens)“Ce soir, une Veillée de prière œcuménique et internationale aura lieu à Rome en la Basilique des Saints-Apôtres, à l’initiative du réseau Ensemble pour l’Europe. En écho à cette célébration, des soirées de prière auront lieu à Bruxelles, à Paris, et dans bien d’autres villes européennes… Au moment où l’Europe traverse une période difficile, entre peur de l’avenir et peur de l’étranger, nous vous invitons à prier, nous aussi à Castres, pour une Europe qui redécouvre sa véritable identité dans la rencontre avec l’autre. »

Des lectures bibliques ont conduit le recueillement, amenant chacun à un questionnement intérieur : « Écoutons la Parole de Dieu, puis laissons-La retentir en nous dans le silence de l’Adoration. D’abord dans le Livre d’Isaïe au chapitre 2 (v. 3-5). ‘Jean Monnet, Robert Schumann, Konrad Adenauer et Alcide de Gasperi, les pères fondateurs de l’Europe avaient tant souffert de la guerre… Méditons en silence. Je suis chrétien. Est-ce que je pose des actes de paix ?… dans ma famille ?… dans mes rapports de voisinage et de travail ?… Lors de rencontres (en paroisse, dans la vie sociale…)?

Ecoutons la Parole de Dieu dans l’Évangile selon Saint Matthieu au chapitre 5 (v. 12-16).‘ Je suis chrétien. Est-ce que j’essaie d’être sel dans le bout de terre européenne que j’habite ? Comment est-ce que je vis en témoin de lumière dans mon quartier, dans mes lieux d’engagement et de loisir ?’

Ecoutons la Parole de Dieu dans les Actes des Apôtres au chapitre 16 (9-10).‘ Je suis chrétien. Est-ce que j’accueille celui qui est différent ? Est-ce que je vois un frère à aider, en celui qui est étranger, qu’il soit d’un autre pays européen ou d’un autre continent ?’

Chacun a ensuite reçu le drapeau de l’un des pays européens et s’est engagé à prier avec persévérance pour cette nation.

R-L Coureau

Italia: Flash da altre città

Italia: Flash da altre città

Viterbo

A Viterbo, il 17 marzo 2017,  120 persone hanno realizzato la prima veglia internazionale ed ecumenica per l’Europa presso la chiesa di S. Murialdo, sostenuta dal  Consiglio Diocesano dei laici, con la partecipazione anche di una predicatrice valdese e del parroco romeno ortodosso, accompagnato da alcuni parrocchiani.

Un messaggio della Segreteria Internazionale di Insieme per l’Europa ha creato un legame con tutte le altre veglie.

Nel programma, di rilievo l’omelia del Vescovo, S.E. Mons. Lino Fumagalli sulle radici cristiane dell’Europa e l’esempio di un frutto attuale di quelle ‘radici’: la testimonianza presentata da un membro dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, di accoglienza e accompagnamento nei campi profughi ai confini tra Libano e Siria, per la collaborazione di più organizzazioni.

Parma

Parma: organizzatori della veglia per l’Europa nuovi e antichi carismi (es. Associazione Teilhard de Chardin, Mov. dei Focolari e missionarie Saveriane, che hanno ospitato l’incontro, in una sala riunioni gremita), con coinvolgimento della Comunità Baha’i, del gruppo yoga Svarupananda e di membri dei ”Musulmani per il dialogo”. Si è riflettuto sull’unità e la pace fra gli Stati e sul dialogo fra le religioni. Ha parlato della veglia un articolo di Laura Caffagnini nel settimanale di Parma, del 30 marzo: Vita-Nuova_Parma.pdf

Siena

A Siena  già il  23.3.2017, si è realizzata una veglia ecumenica di preghiera per il 60° anniversario dei Trattati di Roma, col contributo di vari Movimenti e Comunità cattoliche, attive a Siena, che hanno coinvolto anche rappresentanti della Chiesa Anglicana e della Chiesa Ortodossa. L’incontro, con una buona partecipazione di gente, si è  svolto nella chiesa di San Cristoforo ed è stato guidato dall’Arcivescovo, Mons. Antonio Buoncristiani, presente anche il Professor Paolo Nardi, Priore generale dell’Associazione Internazionale dei Caterinati.

Foggia

Alla veglia ecumenica di Foggia, organizzata da alcuni Movimenti cattolici (fra cui Rinnovamento nello Spirito, Neocatecumenali e Focolari) hanno partecipato i Valdesi, alcuni Pentecostali, un Ortodosso. Espressivo il commento da parte del Consiglio Ecumenico di Foggia: “INSIEME PER L’EUROPA”: bellissima serata di preghiera e di riflessione, nella quale i rappresentanti delle confessioni cristiane hanno testimoniato, attraverso la loro riflessione spirituale su passi della Bibbia, che comunione, riconciliazione e unità sono possibili ancora oggi in Europa. „Insieme per l’Europa“ è una forza di coesione e traduce i valori base del cristianesimo in risposta concreta alle sfide di un continente in crisi.

Varazze

Anche a Varazze (Savona) ci si è voluti associare alle veglie organizzate da Insieme per l’Europa, organizzando il 25 marzo una preghiera, con la celebrazione dei Vespri, ad iniziativa della Presidente dell’Associazione Internazionale dei Caterinati, Marina  Delfino. Erano presenti, insieme ad un buon numero di laici, la priora del terz’Ordine Domenicano e il priore, padre Daniele Mazzoleni, con alcuni frati.

a cura di Ada Maria Guazzo

Slovenia: Veglie in 17 località e servizio TV nazionale

Slovenia: Veglie in 17 località e servizio TV nazionale

Ora è un tempo giusto perché l’Europa si rinnovi

In Slovenia si sono svolte veglie di preghiera per l’Europa in 17 città e paesi. Diversi luoghi hanno visto la partecipazioni di Vescovi, come a Ljubljana, l’arcivescovo Stanislav Zore, a Strunjan, Il vescovo Jurij Bizjak, nella diocesi di Celje, il vescovo. Stanislav Lipovšek, a Novo Mesto il vescovo, Andrej Glavan.

L’iniziativa è stata accolta e seguita dai media. Nel giornale cattolico nazionale „Družina“ (La famiglia), con tiratura di oltre 30.000 copie, è uscito un articolo con il titolo: “Per l ‚Europa dello Spirito, vieni ed aiutaci”.

La settimana prima delle varie iniziative, alla radio cattolica nazionale „Radio Ognjišče“, molto ascoltata in Slovenia, varie volte al giorno è stata data la notizia di questo avvenimento. Diverse le interviste, tra cui quella con il comitato nazionale di Insieme per l’Europa.

Nella città di Strunjan, la chiesa era piena dalle ore 18 della sera del 24 marzo fino alle ore 9 del giorno successivo. Il coro era composto da giovani di diversi Movimenti. Tutto molto solenne e partecipato, tanto che la TV nazionale slovena, canale 1, ha scelto di mandare in onda un servizio “Orizzonti dello Spirito” (link della trasmissione).

http://4d.rtvslo.si/arhiv/obzorja-duha/174463819

Testo Trasmissione TV dallo Sloveno (13.9 KB, 167 downloads)
Italia: Matera

Italia: Matera

Una tappa importante a Matera

Un’altra tappa importante del cammino ecumenico a Matera è stato l’aver aderito alla iniziativa internazionale di Insieme per l’Europa che – in occasione dei 60 anni dalla firma dei trattati di Roma, che hanno istituito l’Unione Europea – ha proposto a Roma e in molte città europee momenti di preghiera e riflessione.

L’idea è stata proposta al gruppo ecumenico di Matera, che l’ha accolta con entusiasmo, ravvisandovi una ulteriore occasione per poter innanzitutto crescere nel dialogo fra noi e poi per offrire insieme un importante momento di riflessione e testimonianza di esperienze positive alla città e alle istituzioni nel nostro territorio. Si è voluto dare un taglio laico all’iniziativa, permettendo anche a non cristiani e non credenti di potersi ritrovare in ciò che abbiamo proposto.

L’incontro, realizzato il 25 marzo, nella parrocchia Maria Madre della Chiesa, è iniziato con il video del Gen Verde “Io credo nel noi”, evidenziando che l’unità nella diversità – che sperimentiamo profondamente nel gruppo ecumenico – è ciò che sta alla base del cammino ‘insieme’ intrapreso da anni.

Con il primo intervento, è stata presentata la storia dell’Unione europea nei suoi tratti più salienti, evidenziando quali sono stati gli ideali e l’anelito che ha guidato i padri fondatori, cosa è rimasto oggi di quegli ideali, quali sono le prospettive attuali e le sfide che ci interpellano. Questo momento è stato affidato a Camilla Spada, docente di Storia e Filosofia  e ad Achille Spada, consigliere Regionale, che ha saputo – da amministratore – ben evidenziare problematiche politiche e culturali che oggi ci investono, ma anche porre l’accento sulla necessaria riscoperta e valorizzazione di quegli ideali umani di cui l’esperienza cristiana è stata portatrice in Europa.

E’ stata poi presentata l’esperienza di Insieme per l’Europa, come rete internazionale di circa 300 movimenti e comunità cristiane in Europa che liberamente vogliono costruire una “cultura di reciprocità”, basata su rapporti di comunione nel rispetto della diversità, e che da oltre 15 anni sperimentano che l’unità è possibile. E’ seguito il video di presentazione di Insieme per l’Europa.

Sono seguite alcune testimonianze di accoglienza e di integrazione realizzate in loco, per dare un segno di come singolarmente ed insieme si può essere costruttori della ‘nostra’ Europa. Giuseppe e Paola Montemurro, della comunità Battista, hanno raccontato come da mesi accolgono alcuni ragazzi africani migranti – minorenni senza più genitori –  giunti in un paese in provincia di Matera, andandoli a prendere nel fine settimana e ospitandoli nella loro casa, nella stanza dei loro figli oramai fuori per l’università. Li hanno inseriti nella scuola calcio di cui è responsabile Giuseppe, e stanno anche cercando loro un lavoro. Catia Caponero ha presentato l’esperienza dei “Corridoi umanitari” a cui collabora, insieme con esponenti della Comunità di Sant’Egidio,  di Comunione e Liberazione ed anche non credenti. Recentemente hanno accolto e seguono a Matera una famiglia proveniente dalla Siria.

L’incontro – durato circa 2 ore – si è concluso con un impegno per l’Europa, in cui, facendo proprie le parole del Card. Martini, si è voluto evidenziare la necessità di “lavorare per una Europa dello spirito, fondata non soltanto sugli accordi economici, ma anche su valori umani ed eterni”.

All’incontro hanno preso parte più di 80 persone; in tanti hanno detto di essere stati contenti per il taglio “laico” e universale dell’incontro, per le forti testimonianze ascoltate, per aver potuto conoscere la realtà di Insieme per l’Europa.

Negli organizzatori rimane la gioia di aver costruito un altro momento importante di condivisione e di unità non soltanto col gruppo ecumenico, ma anche con persone che hanno a cuore il “Bene comune”, certi che il don Gino Galante – pioniere del dialogo ecumenico a Matera e partito per il cielo pochi giorni prima dell’incontro – abbia contribuito…

Vedi anche articolo LOGOS_Matera_31.03.2017.pdf

 

Foto in alto della città di Matera di Luca Aless, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45529817

Italia: Trento

Italia: Trento

Veglia ecumenica per l’Europa, 24 marzo 2017, Chiesetta di Santa Chiara a Trento.

Erano presenti circa 100 persone, fra cui la teologa Milena Mariani, preside dell‘ Istituto superiore di scienze religiose e, a nome del sindaco Andreatta, l’assessore Chiara Maule.

Nel programma, si sono alternati interventi, riflessioni, preghiere, canti e letture della Scrittura.

Molto apprezzato il contributo sugli ideali dei fondatori dell’Europa del Prof. Beppe Zorzi, (incaricato dal Presidente della Provincia Autonoma di Trento e del Trentino-Alto Adige, Ugo Rossi). Vedi in fondo il suo testo scaricabile.

Hanno collaborato alla preparazione 7 Movimenti ecclesiali di varie Chiese.

Il vicario generale della diocesi di Trento,  Mons. Marco Saiani, il padre ortodosso rumeno Joan Catalin e la signora Cornelia Steubing, della Comunità luterana di Bolzano (vedi in fondo il suo testo scaricabile), sono intervenuti con delle riflessioni appropriate sul momento storico attuale che vede venir meno i valori fondativi dell’Unione Europea. Particolarmente bello il contributo della comunità ortodossa rumena con un loro tipico canto.

Le impressioni dei partecipanti: un momento intenso di comunione, di unità, di riflessione, che “ha rimesso in cuore il desiderio per un’Europa unita”.

Di Mario e Luisa Franzoia

Libretto Veglia Di Preghiera 24.3.2017 TRENTO (55.0 KB, 81 downloads)

Intervento Prof. G. Zorzi, Veglia per l'Europa TRENTO 2017 (18.4 KB, 112 downloads)

Intervento C. Steubing, Veglia per l'Europa TRENTO 2017 (13.5 KB, 111 downloads)
Italia: Trieste

Italia: Trieste

Un modo gioioso di essere cittadini europei segnati per sempre dall’ideale della fraternità.

Ieri l’incontro sull’Unione Europea ha visto confluire nella sala dell’oratorio di S. Giacomo 150 persone. Il programma ha visto gli interventi di d. Vatta e di Giampiero Viezzoli pieni di contenuti valoriali e informativi, a cui sono seguiti gli interventi di un gruppo di ragazzi delle scuole medie, che ci hanno contagiato con la loro freschezza giovanile, e l’intervento testimoniale dell’Iman Nader Akkad sull’Islam in Europa.

Hanno allietato la serata i ragazzi dell’orchestra di flauti del Liceo Musicale locale. Nella prima parte dell’incontro vi è stata la presenza del Sindaco Di Piazza, che ha fatto eco all’esigenza di riprendere il cammino forse al momento interrotto dell’unità europea. Erano presenti anche il Senatore Francesco Russo e la Consigliera comunale Fabiana Martini. Sono seguite le testimonianze fornite dalla lettera inviataci dalla Comunità ebraica, un testo bellissimo e commovente, in cui si palesa la sensazione di possibili ritorni all’indietro verso forme di intolleranza che già tanto hanno fatto soffrire e subito dopo dall’affettuoso saluto del Pastore Avventista Michele Gaudio. Hanno concluso i giovani del Servizio del Volontariato europeo col racconto delle loro esperienze in altre nazioni e con la presenza di un professore giapponese in visita in Europa, dove ha potuto godere di questo clima civile e politico comunque diverso, aperto e conciliativo.

La nota forse più rilevante di questa serata, che si è poi conclusa con una simpatica danza collettiva sulle note di una canzone di supporto all’insieme che l’Europa può e deve essere, è stata la presenza attiva e partecipe dei giovani delle varie associazioni a cominciare dai due presentatori, Ilaria e Andrea, per poi passare a dei giovanissimi studenti dichiaratisi convinti europeisti, ai musicisti flautisti, ai giovani volontari europei, ai giovani presenti in sala. E naturalmente il respiro di una festa comunitaria sentita e fraterna, dove ci si vede volentieri, perchè volentieri si è lavorato ottenendo il risultato del formarsi di un’apertura del cuore e della mente che vada oltre le solite chiusure, ma anche oltre le visioni ristrette o indifferenti.

Un impegno comune per una causa di notevole spessore come quella di relazionarsi nel rispetto tra persone di varie appartenenze. Un modo gioioso di essere cittadini europei segnati per sempre dall’ideale della fraternità.

di Elena e Silvano Magnelli

Vedi anche il breve video: 

Ancora e sempre più Europa from Lu Macus on Vimeo.

Aus 11 Städten Deutschlands

Aus 11 Städten Deutschlands

Gebet um die Einheit Europas und um den Frieden

Am Vorabend des 60. Jahrestages der Unterzeichnung der Römischen Verträge hatte das ökumenische Netzwerk „Miteinander für Europa“ zu einem Gebet für Europa eingeladen. In Rom und in mehr als 50 europäischen Städten, davon 15 in Deutschland, beteten Hunderte von Menschen für die Einheit Europas und für den Frieden.

Esslingen, Winnenden und Breitenbrunn

Im CVJM-Haus in Esslingen, so berichtet Valerian Grupp, habe es mit neun Teilnehmern einen zahlenmäßig kleinen, aber dichten Gebetsabend mit Mitgliedern aus der kath. Kirche, der Baptistengemeinde und dem CVJM gegeben. Diana Fischer berichtet aus Winnenden, dass ihre Gebetsgruppe aus 12 Personen aus dem Asarja e.V. und aus der evangelische Allianz Winnenden bestanden habe. Am Ende der zwei Stunden intensiven Gebetes und des gemeinsamen Lobpreises sei für einzelne Nationen konkret gebetet und der Segen Gottes über diese Länder ausgesprochen worden. In der Missions- u. Begegnungsstätte Maria Baumgärtle in Breitenbrunn traf sich eine Gruppe von 20 Personen: Missionare vom Kostbaren Blut, ein Teil des Chors „Klangzauber“ aus Breitenbrunn und weitere Einzelpersonen. An die Lektüre eines Infotextes über die Römischen Verträge schloss sich die gemeinsame Gebetszeit an, die sich ganz an der vom Netzwerk „Miteinander für Europa“ zur Verfügung gestellten Gottesdienstvorlage orientierte. Besonders war das Bewusstsein, zeitgleich mit anderen Europäerinnen und Europäern in anderen Städten des Kontinentes zu beten und mit ihnen verbunden zu sein.

Ellwangen

Bei einer Gebetsveranstaltung in Ellwangen in der Franziskuskapelle betonte der CDU-Landtagsabgeordnete Winfried Mack, dass die Unterzeichnung der Römischen Verträge vor 60 Jahren den Menschen in Europa Frieden und Freiheit gebracht hätten. „Nach Jahrhunderten blutigster Kriege, Knechtschaft, staatlicher oder durch Banden organisierter Gewalt, nach Verirrungen im Nationalismus und gerade noch der gänzlichen Selbstzerstörung entgangen (Stichwort: Wunderwaffe), ist es diesem Kontinent gelungen, umzukehren!“ Ein einiges Europa sei der richtige Weg, den es weiterzugehen gelte. Mack forderte: „Wir müssen die Kraft finden, die großen Aufgaben in Europa gemeinsam zu lösen, ohne dass die Menschen dafür in ihrer heimatlichen Identität bedrängt werden.“ Angesichts der Tatsache, dass Ellwangen 700 Jahre lang ein Benediktinerkloster hatte, in dem der später heilig gesprochene Methodius drei Jahre lang Gefangener der fränkischen Herrscher gewesen sei, regte der Abgeordnete an, „die Patrone Europas, den heiligen Benedikt und die heiligen Brüder Cyrill und Methodius um deren Fürsprache für uns und alle Menschen in Europa zu bitten.“

Weinheim

Auf dem zentralen Marktplatz der Stadt Weinheim/Bergstraße (bei Heidelberg) waren zum „Gebet für Europa“ etwa 100 Personen verschiedener Generationen aus der Stadt und aus den umliegenden Gemeinden zusammengekommen. Eingeladen waren Mitglieder aller Kirchen und kirchlichen Gemeinschaften, die der Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen (ACK) in Weinheim und Umgebung angehören. Gekommen war u.a. auch der Oberbürgermeister von Weinheim, Heiner Bernhard mit seiner Frau, der sich im Anschluss für die Initiative herzlich bedankt hat. Christian Pestel, Pastor der Baptistengemeinde, gestaltete den Gottesdienst aktiv mit. Bei der Kundgebung waren Teilnehmer von unterschiedlichen Konfessionen vertreten, etliche auch von der Baptistengemeinde.

Vallendar-Schönstatt

Mit einer international in fünf Sprachen gestalteten Gebetszeit, schaltete sich die Schönstatt-Bewegung in die Gebetsinitiative für Europa ein. Pater Ludwig Güthlein, Leiter der Schönstatt-Bewegung Deutschland, brachte zum Ausdruck, dass Europa gerade heute für seine Entwicklung „göttliche Kräfte“ brauche. „Deshalb beten wir heute Abend: Herr Jesus Christus, komm erneut mit deiner Gnade, um diesem Europa seine Seele zu erhalten.“ Eindrücklich für die knapp 50 Teilnehmer im und vor dem Urheiligtum und für die Mitbeter, die an ihren Monitoren die Feier im Live-Stream von www.schoenstatt-tv.de verfolgten, waren die „Traum“-Worte von Papst Franziskus über Europa, die er bei der Verleihung des Karlspreises am 6. Mai 2016 zum Ausdruck brachte und die in Deutsch, Französisch und Englisch vorgetragen wurden. (Siehe Bericht bei www.schoenstatt.de)

Landau/Pfalz

In der Kapelle des Katholischen Altenzentrums Landau/Pfalz kamen etwa 45 Personen aus verschiedenen christlichen Religionsgemeinschaften zusammen. Vertreten waren katholische, evangelische, baptistische und weitere freikirchliche Christen aus der Süd- und Südwestpfalz und aus dem Elsass, die Mitglieder in einer Vielzahl von Gemeinschaften und Bewegungen sind, so z.B. die Fokolarbewegung, Stadtmissionen Landau-Zeiskam und Annweiler, Hauskreisgemeinschaft Hassloch, Ökumenischer Hauskreis Annweiler, Ökumenischer Gebetskreis Südwestpfalz, Charismatische Erneuerung Landau, Evangelische Stiftskirchengemeinde, Katholiken aus verschiedenen Pfarreien. Neben dem Dank für 70 Jahre Frieden wurde vor allem darum gebetet, dass sich Blockierungen in Europa lösen. Dabei wurde nicht nur um den Erhalt der EU, sondern auch für notwendige Reformen und Umbauten gebetet.

Selbitz/Oberfranken

Die Communität der Christusbruderschaft Selbitz hat zum Gebet für Europa ihr Abendgebet für Gäste und Gemeinschaften geöffnet. Gut 35 Geschwistern wurde deutlich, „dass wir uns allesamt um ein friedliches und zugewandtes Miteinander in Europa bemühen, denn: Dieses ist keine Selbstverständlichkeit, sondern braucht unser Engagement, unsere Leidenschaft für Freundschaften über alle Grenzen hinweg und nicht zuletzt auch unser Gebet“, wie Sr. Nicole zum Ausdruck brachte. Zum Dank für alles, was in Europa in den letzten Jahren, Jahrzehnten und auch Jahrhunderten geworden ist kam auch die Bitte um Gottes Erbarmen für alles, woran Europa schuldig geworden ist – ob dies nun das massenhafte Morden in Kriegen oder die Rückbesinnung auf nationalistische Egoismen war, welche die Einheit Europas und seinen Traum von einem Miteinander über alle Grenzen hinweg zerstören können. Und das Gebet geht weiter: Alle beim Gebet anwesenden, haben ein europäisches Land gewählt, das sie bis Ende November im Gebet begleiten werden. Dann nämlich findet 2017 die letzte größere Wahl in Europa statt.

München

In der Münchner Heilig-Geist-Kirche war das Gebet für Europa Teil der regelmäßigen „Stay and Pray“ Initiative. Von den im Miteinander-Netzwerk vertretenen Gemeinschaften beteiligten sich der CVJM München, die Vineyard Gemeinde, die Agape Gemeinschaft, das Lobpreisteam, Jugend 2000 und die Fokolar Bewegung.  Ein besonders dichter Moment waren die frei gesprochenen Fürbitten: die Gegenwart des Heiligen Geistes war spürbar und offensichtlich anziehend, denn viele Fußgänger traten in die Kirche ein, um zusammen mit den Vertretern der Gemeinschaften in Gebet und Gesang zu verweilen. Ein schönes, lebendiges Bild von Jung und Alt vereint in gemeinsamer Fürbitte.

Borken

In Kloster Burlo bei Borken waren etwa 60 Mitglieder der Fokolar-Bewegung versammelt, zu denen überraschend 10 Marienschwestern der Schönstatt-Bewegung dazu kamen, obwohl deren Gemeinschaft ihre übliche Anbetungszeit hielt. So wurde nicht nur für das Miteinander in Europa gebetet, sondern auch das Miteinander der Gemeinschaften erlebt.

Rottenburg-Liebfrauenhöhe

Neben 50 Schönstätter Marienschwestern die auf der Liebfrauenhöhe wohnen, nahmen 150 weitere Teilnehmerinnen und Teilnehmer beim Gebet für Europa teil, das in der Kröniungskirche des Schönstatt-Zentrums in der Nähe von Rottenburg stattfand. Vor allem Mitglieder der Fokolar-Bewegung waren neben den Mitgliedern der Schönstattbewegung und vielen Mitchristen aus den umliegenden Ortschaften zum Abendgebet gekommen, das von Sr. M. Monika März und Pfr. Klaus Rennemann, Schönstatt-Bewegung, Claudia Hofrichter, Mitglied bei Kolping und Mitglied im Kultur- und Integrationsausschuss Ergenzingen, sowie von P. Dr. Lothar Penners, Mitglied im Trägerkreis von „Miteinander für Europa“ Deutschland, gestaltet wurde. Ortsvorsteher Horst Schuh, Baisingen, sprach von seinen Erfahrungen mit „Europa frei und offen: Leben, Reisen, Arbeiten auf unserem Kontinent“. Er zeigte aus seinen Kinder- und Jugenderfahrungen auf, wie sich Europa von einem Kontinent der vielen Grenzen in ein Europa der Freiheit und des Friedens gewandelt hat. Landrat Roland Bernhard, der vor 25 Jahren Vertreter der Landesregierung in Brüssel war, schilderte die Aufgaben Europas für heute und der Zukunft. Er zeigte die politischen Schwierigkeiten und Herausforderungen, v.a. in der Flüchtlingsfrage und den wirtschaftlichen Herausforderungen und rief uns dazu auf, über die Grenzen Europas zu schauen. P. Dr. Lothar Penners, Rottenburg-Liebfrauenhöhe, wies anhand des Wortes aus dem Kolosserbrief „Lasst nicht nach im Beten; seid dabei wachsam und dankbar…, seid weise im Umgang mit den Außenstehenden, nutzt die Zeit! Eure Worte seien immer freundlich, doch mit Salz gewürzt.“ (Kol. 4,2-6), hin auf die christliche Verantwortung und zeigte über die kultur- und religionsgeschichtliche Entwicklung Europas, wie sehr Christen aufgrund ihres Glaubens eine große Sendung für Frieden und Solidarität haben. Pfr. Klaus Rennemann beschrieb den Einsatz für Europa als Auftrag Gottes: Denn Europa müsse – trotz der vielen Herausforderungen – für die Welt zu einem sichtbaren Zeichen und Garant des Friedens und des gelingenden Miteinanders werden. Abgeschlossen wurde die Veranstaltung durch das Gebet für Europa, das Vater unser, einen tiefen Friedensgruß und die Möglichkeit zur Anbetung im Bitten um ein gelingendes Miteinander.

Quelle: www.miteinander-wie-sonst.org

Titelbild: „Dank-Sterne“ für Europa (Foto: Valerian Grupp)

 

 

Hungary

Hungary

SZEGED

Rövid hír: „Örömmel közöljük, hogy a márc. 24.-e imaestet megtartottuk a tervek szerint a baptista imaházban.

Szépen sikerült.  A lelkész kört egy baptista és egy evangélikus lelkész képviselte.

A testvéri beszélgetések valóban kinyitották a szívünket és úgy éreztük szerves része vagyunk ennek a nagy ’álomnak’, ami az egység! Egy konkrét szikra is megszületett a lelkészekben, hogy az idei Tágas Tér fesztiválra meghívják az Együtt Európáért képviselőit.”

Impuls von Msgr. Nunzio Galantino

Impuls von Msgr. Nunzio Galantino

Mgr. Galantino, Generalsekretär der Italienischen Bischofskonferenz

„Ihr seid das Salz der Erde, ihr seid das Licht der Welt.“

Der literarische Zugang kann eine Hilfe sein, die Kraft und Bedeutung dieses Ausspruchs zu erfassen.

In den unmittelbar vorausgehenden Versen (Mt 5, 1-12) hatte Jesus die Seligpreisungen verkündet. Deshalb ist dieses „Ihr seid Salz … ihr seid Licht“ keine Definition, die Jesus von seinen Jünger geben will! Vielmehr will er seinen Jüngern – nachdem er die Seligpreisungen verkündet hat – sagen: Bedenkt, dass ihr nur dann Salz und Licht der Erde seid, wenn ihr entsprechend der Logik der Seligpreisungen lebt. Nur dann trägt eure Gegenwart dazu bei, dass euer Leben und das der anderen Geschmack hat, dass eure Existenz und die der anderen Geschmack und Strahlkraft hat.

Ich habe diese Vorbemerkung gemacht, weil viele von uns noch meinen, es genüge schon, sich als „Christen“ vorzustellen, um angehört zu werden, um anerkannt zu sein in der Funktion von „Licht“ (Bezugsperson) und „Salz“ (Sinngebend). Diese Rede gilt für alle, sicherlich auch für alle christlichen Traditionen und für die Angehörigen anderer Religionen. Tatsächlich glaube ich, dass es eine Versuchung ist, die jeden treffen kann, welcher Herkunft auch immer, auch ungeachtet einer religiösen Zugehörigkeit. Es gibt sogar solche, die meinen, es genüge, sich in entsprechender Weise zu kleiden oder eine gewisse Sprache zu sprechen, um automatisch anerkannt zu werden als Personen, die dem Leben neuen Geschmack und Sinn verleihen können.

Indem Jesus die Seligpreisungen verkündet und sogleich das „Ihr seid Salz … Ihr seid Licht“ hinzufügt, hat er uns den Weg gezeigt, auf den der Glaubende berufen ist. Der Jünger Jesu ist gerufen, bestimmten Wegzeichen zu folgen – eben jenen der Seligpreisungen – die Leidenschaft für die Werke des Friedens, barmherzige Achtsamkeit gegenüber den Mitmenschen, ein Leben in Armut und Einfachheit beinhalten. Das ist es, was dem Leben des Glaubenden Sinn und Geschmack gibt, was sein Leben aufstrahlen lässt.

Oft hingegen verbreiten wir nicht Geschmack und Licht durch konkrete Gesten und Verhaltensweisen entsprechend den Hinweisen Jesu, sondern setzen  alles daran (mehr noch wir „mühen uns ab“) um zu überzeugen, zu argumentieren. Anstatt das Licht zu entzünden, ziehen wir es vor, etwas Kolossales, Großartiges zu organisieren…. um zum Staunen zu bringen!

Aber nicht das entspricht dem Evangelium. Es gibt uns hingegen einen Hinweis, der fast banal wirkt, wenn es betont, dass die Liebe nicht erklärt oder demonstriert, sondern gelebt sein muss. Und gerade weil man die Liebe lebt, ist sie keine Darstellung, sondern sie erzeigt sich. Den eigentlichen Geschmack der Dinge stellt man nicht zur Schau, sondern lässt ihn wirksam werden. Das Licht wird nicht präsentiert, sondern entzündet und somit sichtbar.

Wenn Jesus sagt: „Ihr seid Salz …  Ihr seid Licht“, ist es, als sage er uns: Wollt ihr Gott erkennbar werden lassen? Dann bringt keine Argumente für ihn, stellt nichts zur Schau; tut eher etwas Konkretes, das aber anziehend ist, so sinnvoll und geschmackvoll, dass es demjenigen, der euch begegnet, spontan kommt, zu sagen: Aber das, was du lebst und tust ist wirklich schön! Wer hat dich inspiriert? In wessen Namen tust du das?

So möchte Gott, dass wir von ihm sprechen und Zeugnis geben! Mit der Kraft und Klarheit des Lichtes, mit dem starken Geschmack des Salzes: mit Entschiedenheit und konkreten Gesten, die Geschmack verheißen und  Lebenssinn ausstrahlen.

Viele Entscheidungen in der Pastoral und auch die vielerlei Weisen, in denen wir uns mit unserer Gesellschaft konfrontieren – vor allem denen gegenüber, die nicht in diese Richtung gehen – riskieren, Ablenkungsmanöver zu sein. Sie  riskieren damit, die einzige Vorgehensweise, die uns das Evangelium zeigt, zu verschleiern, nämlich die völlige Klarheit/das Zeugnis. Das heißt: Entscheidungen treffen und Zeichen setzen die das Leben mit Christus eindeutig „schmackhaft“ machen. Wenn das Leben des Glaubenden erfahrbar wird als sinngebend, als schmackhaft und lohnend für ein gelungenes Leben, dann werden auch die Glaubensinhalte, die wir weitergeben möchten, einen neuen Sinn bekommen.

Was also heißt es, Licht, Salz zu sein? Was kann unserem Leben als Glaubende Geschmack und Helligkeit verleihen? Es kann das Bemühen sein, neue Wege einzuschlagen und neue Möglichkeiten zu erkennen, indem wir mehr wagen und gegen den Fatalismus und die Gewöhnung ankämpfen: zwei Krankheiten, die zum Tod führen – und das nicht nur für den gläubigen Menschen.

Wir müssen wieder dahin kommen, dem anderen zuzulächeln, damit auch er anfängt zu lächeln. Und das, weil er sich verstanden fühlt, weil er Menschen trifft, die es nicht aushalten, hetzerisch und diskriminierend zu sein, wie es den “Kleingeistern“ zu eigen ist. Wir müssen wieder das Lächeln auf unseren Gesichtern haben und dafür sorgen, dass diejenigen, die uns begegnen, sich  anstecken lassen, weil unser Licht-Sein erleuchtet ohne blenden zu wollen und unser Salz-Sein einen feinen Geschmack gibt ohne alles vereinnahmen zu wollen. Denken wir nur daran, wie sehr blendendes Licht stört und wie zu viel Salz eine Speise verdirbt.

Wir sollten Licht und Salz sein im Respekt denen gegenüber, denen wir begegnen.

Wieviel Feingefühl ist – vor allem heute – vom gläubigen Menschen verlangt. Wir können uns nicht oft genug an das erinnern, was Petrus den Empfängern seines 1. Briefes  empfiehlt: „ Seid stets bereit, jedem Rede und Antwort zu stehen, der von euch Rechenschaft fordert über die Hoffnung, die euch erfüllt; antwortet aber bescheiden und ehrfürchtig, denn ihr habt ein reines Gewissen …“ (1 Petrus 3, 15f).

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Lasst uns beten ausgehend von Matthäus 5, 13 – 16

Herr, Du möchtest, dass ich „Salz“ bin. Du möchtest also, dass ich im Kontakt mit der Erde bin, dass ich gegenwärtig bin in meiner Zeit, hier und jetzt. Dass ich darauf achte, was ich brauche und was die Menschen um mich herum brauchen. 

Du möchtest, dass ich „Licht“ bin in einem Moment, in dem scheinbar das Dunkel zunimmt. Das Licht hilft mir, die Konturen und Farbe der Dinge, die Realität der Welt in ihren Schattierungen und ihrer Schönheit zu sehen. Aber es ermöglicht mir auch, ihre unzähligen Nöte kennen zu lernen.

Herr, gib meinem Leben Geschmack; gib meiner Hoffnung Bestand; gib  mir Vertrauen in meinen Ängsten; gib mir Licht in meinem Dunkel und Frieden meinem Herzen, meinen Gedanken, meinen Gefühlen.

Herr, lass mich verstehen, dass ich „Salz“ bin, wenn ich nachsichtig bin in dieser Zeit voller Arroganz; dass ich Mensch des Friedens bin in dieser Zeit voller Machtmissbrauch, dass ich frei bin von „Materiellem“ in dieser Zeit in dem der Mensch „so viel wert ist“, wie es seinem Bankkonto entspricht.

Hilf mir, dass ich begreife, dass ich wirklich „Salz“ und „Licht“ bin, wenn ich mich dafür einsetze, dass Anklage erhoben wird gegen jegliche Ausbeutung vonseiten der westlichen Welt, die ihren Wohlstand auf widerrechtliche Besitzergreifung gegründet hat.

Ich bin „Salz der Erde“, wenn ich mich mit und in meiner Umgebung vor der Not der anderen nicht verschließe.

 

Beitrag von Andrea Riccardi

Beitrag von Andrea Riccardi

Andrea Riccardi, Gründer der Gemeinschaft Sant’Egidio

Liebe Freunde,

Lassen Sie uns ehrlich sein: viele Europäer fühlen sich verloren und desorientiert. Wohin geht Europa? Wird es der  Versuchung einer Trennung widerstehen können? Europa scheint seine Bürger nicht mehr zu schützen. Tatsächlich versucht es, den entgegengesetzten Weg zu gehen, den die Gründerväter Europas beschritten haben. Sie hatten noch eine lebendige Erinnerung an die Grauen des Krieges, die Mauern des Hasses, an die Konzentrationslager und die Ruinen. Diese Generation gibt es  nicht mehr. Heute wird die Geschichte mit einer Politik der Emotionen und Ängste geschrieben. Erinnerung an Krieg ist heute  „normal“. Aber für den, der noch gestern  im Irak und im Libanon gesehen hat, dass Krieg weiteren Krieg hervorruft, ist dies alles Wahnsinn.

Europa kann nicht ohne Gedächtnis leben. Wir werden der Kontinent der Zukunft sein, wenn wir die Erinnerung wachhalten. Seit siebzig Jahren leben wir in einem großen Frieden, der nach Jahrhunderten des Krieges solide aufgebaut wurde. Er ist die Frucht eines vereinten Europas: der Frieden  hat Wohlstand und die  Entwicklung einer Kultur von ihren Wurzeln her hervorgebracht. Er ist eine klar zu erkennende Realität, die stärker ist als die allgegenwärtigen Emotionen und Ängste der Gegenwart. Dieses Europa ist unser Friede und unser Wohlstand.

Seine Krise ist durch Egoismen entstanden: nationale, von Interessengruppen, durch individuelle Zielsetzungen. Europa hat den Sprung nicht gewagt, um durch Außenpolitik und gemeinsame Verteidigung zum Protagonisten der Weltszene zu werden. Dabei geht es nicht nur um Frieden für Europa, sondern um eine gemeinsame Friedenspolitik im Mittelmeerraum, dem Balkan, in Afrika, in der Welt. „Europa, sanfte Kraft“, nannte es Tommaso Padoa-Schioppa. Die Egoismen drohen jetzt, es zu blockieren und von innen her zu verschlingen. Die Egoismen wollen wieder Herren der nationalen Schicksale sein und sehen die anderen als Bedrohung. So bekommen Grenzen einen neuen Stellenwert: gegenüber Einwanderern, zwischen Jung und Alt, zwischen den Reichen und Zerbrechlichen, zwischen Nord- und Südeuropa.

Grenzen können zu Mauern werden:  sie scheinen die Tragödien der Welt fern zu halten. Der grausame Krieg in Syrien, der bereits sechs Jahre dauert, länger als der Erste Weltkrieg, betrifft auch Europa. Es ist eine Illusion, zu denken, dass die Mauern schützen, in Wirklichkeit sind sie Zeichen von Dekadenz. Sie sind die Maginot-Linie der moralischen und politischen Niederlage Europas.

In der globalen Welt hat die Geschichte keine Schutzwälle, sondern erfordert starke Akteure und Zusammenhalt. Sie fordert, gemeinsam voran zu gehen und sich nicht auf der Suche nach Schutzräumen für Gruppen oder Nationen zurückzuziehen. Eine neue globale Zeit ist angebrochen. Es gibt keinen Weg zurück. Die autarken Nationalstaaten sind von gestern. Wir müssen die  Größe der Herausforderung und des heutigen Lebens erkennen. Es hilft nicht,  den Kopf in den Sand zu stecken. Ein abgeschlossenes oder geteiltes Europa wird von den Märkten und den wirtschaftlich-politischen Giganten in einer globalen und vernetzten Welt überrollt werden. Auf dem Hintergrund der Globalisierungsszenarien brauchen wir mehr Europa. Nur so ist Europa das Land der jungen Menschen, und wo unsere humanistische Identität, unsere religiösen und humanitären Rechte überleben werden. Es ist nicht genug, nur das Land zu sein, das uns für ein paar Jahren im Ruhestand schützt. Ohne Europa ist die Welt ohne die Kraft des Friedens und der historischen Weisheit.

Wir haben uns hier als Christen versammelt. Die europäische Idee ist nicht sektiererisch entstanden, sondern sehr christlich. Sie glaubte mit der  Leidenschaft der Kirchen jener Zeit. Aber heute gehen  Ost und West  verschiedene Wege. Wo sind die Stimmen der Christen und der Kirchen? Das große europäische Projekt stockt. Die Grenzen werden zu Mauern, um die Flüchtlinge abzuhalten. Die Welt ist in Kriegsgefahr, und oft gibt es nur Schweigen.

Die starke Stimme von Papst Franziskus bei der Verleihung des Karlspreises verhallt beinah ungehört im gespaltenen Christentum, im fragmentierten Europa. Es ist nicht in der Lage, sich aus den gesellschaftlichen und kirchlichen Egoismen zu befreien und eine Vision zu nähren. Möge dieses Gebet, möge das Wort Gottes – wie in den Tagen der Propheten –  in den Köpfen und Herzen eine große Vision für unsere Zeit wachsen lassen. Wir müssen lernen, wieder mit einer Vision zu denken und zu handeln. Zu lange haben wir beengt und mit  lichtlosen Worten gelebt. Karol Wojtyla schrieb zu einer Zeit, als Europa durch eine hohe Mauer geteilt war: „Die Welt leidet vor allem aus Mangel an Visionen.“

 

Beitrag von Gerhard Pross

Beitrag von Gerhard Pross

Gerhard Pross, Moderator von Miteinander für Europa

Miteinander – für – Europa. Präziser kann man nicht zum Ausdruck bringen, was uns wichtig ist: Miteinander – für – Europa.

Wir sind ein ökumenisches Netzwerk von 300 christlichen Gemeinschaften und Bewegungen.  Wir kommen aus über 30 Ländern Europas, vom Ural bis Portugal, sprechen verschiedene Sprachen,  leben in verschiedenen Kulturen und gehören zu unterschiedlichen Kirchen: zur Katholischen, der Anglikanischen, zu den Evangelischen, der Orthodoxen und zu den Freikirchen. Unter uns leben sehr verschiedene Spiritualitäten.

Uns prägt die Überzeugung und die Erfahrung: Einheit ist möglich.

Mit einer tiefen Versöhnungserfahrung unter einer Gruppe von Verantwortlichen hat unser gemeinsamer Weg begonnen. Einheit wurde möglich.

Wir leben eine Einheit der Verschiedenartigen. Jeder bleibt in seiner Originalität. Aber aus der Versöhnung durch Jesus Christus erwächst die Kraft, die Andersartigkeit des Anderen als Reichtum zu erfahren.

Dabei denken wir besonders an drei Gründerpersonen, die uns jetzt vom Himmel herbegleiten: Chiara Lubich, die Gründerin der Fokolar-Bewegung, hat den Ursprungsimpuls dazu gegeben, Helmut Nicklas, der Leiter des CVJM München wurde geradezu der Architekt des „Miteinanders“ und Kardinal Miloslav Vlk hat in besonderer Weise die Brücke zwischen Charisma und Amt unter uns gelebt.

Als wir im Mai 2004 nach Stuttgart zu einer Großveranstaltung mit 10.000 Teilnehmern eingeladen hatten, da war Europa von den neuen Ländern beflügelt, die zur EU dazu gekommen sind.

Ganz anders im Sommer 2016, als wir erneut zu einem großen Kongress und zu einer Kundgebung in München zusammen kamen, nur drei Tage nach dem Brexit. Europa lebt in einer Zeit der Erschütterung. Die EU geht von Krise zu Krise.

Inmitten dieser Zeit der Krise, eingerahmt durch manche Terror-Erschütterungen, die wir als Zeichen auf unserem Weg verstanden, haben wir dort in München mit Tausenden von Menschen öffentlich, klar und laut unser Ja zu Europa gesprochen.

„Zum Miteinander in Europa gibt es keine Alternative“. Mit diesen Worten aus der EU-Verfassung haben wir unser Botschaft von München begonnen.

Darf ich es als einer der Sprecher von Miteinander für Europa persönlich formulieren? Die Veranstaltung in München hat mich tief erfasst und Europa als Top-Thema auf meine Agenda gesetzt. Seit 17 Jahren sind wir im Miteinander unterwegs, aber nie war es so wichtig wie heute, dass wir unser Ja zu Europa sprechen.

  • In einer Zeit, in der der Populismus, die Egoismen und die Nationalismen wieder Auftrieb erhalten, sprechen wir unser Ja zu einer Kultur der Beziehung und der Bündnisse.
  • In einer Zeit, in der die alten Ungeister, die Europa schon mehrfach in die Katastrophe geführt haben, wider Urstände feiern, sprechen wir unser Ja zum Evangelium, zur Versöhnung und zur Liebe.

Es gilt, innerhalb unserer Bewegungen ein Bewusstsein für die Dringlichkeit unseres Ja zu Europa zu wecken. Wir als geistliche Bewegungen sollten nicht nachlassen, in der Öffentlichkeit unser Ja zu Europa zum Ausdruck zu bringen.

Wir stehen auf für ein Europa des Miteinanders. Für ein Europa, das die Vielfalt als Reichtum erkennt und in Friede und Einheit miteinander lebt. Nicht zuletzt für ein Europa, dem Gott im Laufe der Geschichte eine Berufung anvertraut hat: das Miteinander von Himmel und Erde, das Miteinander von Glaube und Weltgestaltung, denn im Gekreuzigten begegnen sich Himmel und Erde.

Heute – aber nicht nur heute – am Vorabend der Feierlichkeiten zu „60 Jahre Römische Verträge“ kommen wir zusammen zum Gebet und machen als christliche Gemeinschaften deutlich, dass wir neben all unserem Engagement ganz wesentlich mit der Hilfe Gottes rechnen.

Europa braucht unser Gebet!

Interview mit David-Maria Sassoli

Interview mit David-Maria Sassoli

David-Maria Sassoli, Italienischer Europaparlamentarier der Demokratischen Partei

Herr Sassoli, am Vorabend des 60. Jahrestages der «Römischen Verträge», die kennzeichnend für die Geburtsstunde der Europäischen Union sind, beobachtet man vielerseits, dass Europa seine christlichen Wurzeln verloren hat. Es ist konzentriert auf die Finanzen, die Bürokratie und die nationalen Interessen und erscheint unfähig zu Solidarität, Gastfreundschaft und zu einem Entwicklungsprojekt, das auf den Menschen ausgerichtet ist. Was sagen sie dazu?

„Vor allem müssen sich die Christen sich mehr zu Wort melden und es braucht in der christlichen Welt ein Netzwerk, das Zeugnis für andere gib. Denn es gibt Werte wie den Frieden, die Koexistenz, die Solidarität, die Gerechtigkeit, die durchaus christliche Prägung haben, aber  die sich heute auch nicht-christliche Bürger als Paradigma für ihren politischen, kulturellen und moralischen Einsatz zu eigen gemacht haben. Es sind diese Elemente, die die europäische Identität ausmachen: Darüber müssten die Christen froh und dankbar sein, denn in der europäischen Identität finden sich jene Werte wieder, die auch dem christlichen Weltbild eigen sind. Doch in diesem Moment sind wir gefordert, dies unseren Mitbürgern gut zu erklären, denn Europa macht heute Angst, bereitet Sorge, wird als Last empfunden; stattdessen müssten wir in der Einheit der Europäer jenen Wert erkennen, der es uns erlaubt, der grossen Herausforderung unseres Jahrhunderts gewachsen zu sein: die Gestaltung des globalen Marktes. Globalisierung ohne Regeln führt zu Ausgrenzung, Armut, Elend und kann sich für grosse Teile des Planeten katastrophal auswirken. Die grosse Herausforderung an Europa ist es, der Welt diese Regeln und Werte zu geben. Denn die Regeln dieses Marktes ohne Schutz der Menschenrechte, ohne Freiheit und Demokratie, wären reine Wirtschaftsgesetze, die vor allem den Starken dienen – und das wollen wir nicht. Also sind wir aufgerufen, die christlichen Werte, die schon am Ursprung der europäischen Identität standen, heute auch in die weltweiten Herausforderungen einzubringen.“

Um das Gefälle zwischen den wirtschaftlich stärkeren Ländern und jenen, die noch im Wachstum stehen, zu überwinden, spricht man von einem Europa der «zwei Geschwindigkeiten». Wie sehen sie das?

„Wenn dies bedeuten sollte, dass es dann ein A-klassiges und ein B-klassiges Europa gäbe, wäre das nicht gut. Wenn es hingegen bedeutet, dass sich gewisse Länder zusammenschliessen könnten, wie es der Vertrag von Lissabon vorsieht, um sich gegenseitig zu stärken und sich auf ein gemeinsames politisches Vorgehen zu einigen, dies allerdings ohne die bestehenden europäischen Standards zu verletzten, dann könnte das interessant sein. So haben wir es mit dem Euro gemacht: zunächst mit einer verstärkten Zusammenarbeit von zehn, elf Ländern,  denen sich dann andere angeschlossen haben. Das ist eine gute Methode, denn in den europäischen Mechanismen ist es tatsächlich schwierig zu einer Einstimmigkeit zu finden. Wenn es beispielsweise Länder gäbe, wie Frankreich, Italien, Spanien, Deutschland, Belgien und andere, die auf eine gemeinsame Verteidigungsstrategie setzen möchten, so ist dies willkommen: Wir hätten einen Kern von Ländern die vorangehen und diesem könnten dann andere folgen.“

Es wird viel darüber gesprochen, dass man die Verträge überarbeiten müsste. Anlässlich der Karlspreisverleihung im Mai 2016 wurde dies auch von Papst Franziskus in seiner Rede im Europäischen Parlament bekräftigt. In welche Richtung müssten sie überarbeitet werden?

„Wir müssen sie ändern und zu einer europäischen Konstitution kommen, aber realistischer Weise muss ich mit Bedauern sagen, dass in diesem Moment die Wiedereröffnung der Diskussion über die Verträge sehr gefährlich sein könnte und wir da sehr vorsichtig sein müssen. Würden wir jetzt etwa eine Debatte über Schengen wieder aufnehmen, was würde aus diesem Europa mit den vielen nationalistischen Regierungen werden? Regierungen, die Angst vor einer Flüchtlings-Invasion haben. Es ist besser, wenn wir uns zunächst auf politische Themen konzentrieren, die mehr Europa schaffen können, denn dies haben wir nötiger als alle Institutionen, Regeln und Verträge.“

Claudia Di Lorenzi

Interview mit Luca Maria Negro

Interview mit Luca Maria Negro

Luca Maria Negro, Pfarrer der Baptistischen Kirche, Präsident des Bundes Evangelischer Kirchen in Italien (FCEI)

Ein Anlass wie der von heute Abend, bei dem sich verschiedene christliche Kirchen zum Gebet versammeln zeigt, dass Einheit in Vielfalt möglich ist. Wie sind Betonung und Bewahrung der eigenen konfessionellen Identität und Tradition mit der Begegnung und Öffnung auf  andere hin zu vereinbaren?

„Als ökumenische Bewegung üben wir uns darin seit mindestens 50 Jahren, denn die Bewegung steht unter dem Motto geeint aber verschieden, geeint im Respekt vor den Charismen der verschiedenen Einzelkirchen. Unter dieser Losung steht ja auch die Europäische Union, wobei es unklar ist, ob sie es wissentlich oder nicht von der ökumenischen Bewegung übernommen haben; aber wir glauben, dass dies heute mehr denn je gültig ist. Leider macht es den Anschein, als hätte Europa seine Seele verloren. Wir sind nicht so hochmütig, zu behaupten, wir wären die Seele Europas. Aber als Kirchen wollen wir mit Nachdruck bezeugen, wie grundlegend Ökumene, Dialog, der Aufbau einer dialogfähigen Gesellschaft, das Fördern säkularer Ökumene in der Gesellschaft ist.“

Die christlichen Werte, die einst zur Gründung Europas führten, wiederzuentdecken bedeutet, ein Gedankengut zu heben, das allen Völker gilt, nicht nur den Christen…

„Als Reformationskirchen unterstreichen wir diese Wiederentdeckung christlicher Wert nicht so sehr, denn das hiesse, sie auch jenen aufzudrängen, die unseren Glauben nicht teilen. Doch es gibt solche, wie etwa der Dialog oder die Solidarität, die zwar auch christliche Werte sind, aber von allen Menschen guten Willens bejaht werden können. Darauf setzen wir, auf die Wiederentdeckung dieser Werte, auf denen Europa aufgebaut wurde. Sicher waren viele Christen am Wachstum Europas massgeblich beteiligt, aber auch viele andere. In diesen Tagen haben wir uns daran erinnert, dass die Europäische Föderalistische Bewegung in Italien im Haus des Waldensers Mario Alberto Rollier ihren Anfang nahm, aber mit ihm waren auch säkulare Persönlichkeiten, wie etwa der Kommunist Altiero Spinelli; sie alle hatten sich zusammengefunden, um an einem Vereinten Europa zu bauen.“

Wie kann man konkret zum Dialog erziehen?

„Wie lernt man laufen? Indem man läuft. Dies gilt auf für den Dialog. Man muss damit beginnen, sich öffnen. Dabei wird man sicher auch Fehler machen, denn es ist leicht, auch ohne es zu wollen, den anderen in seiner Sensibilität zu verletzen. Unter diesem Aspekt hat die ökumenische Bewegung sicher viel Erfahrung und kann damit jene unterstützen, die sich neu in den Dialog wagen.“

Claudia Di Lorenzi

Interview mit Donato Falmi

Interview mit Donato Falmi

Dr. Donato Falmi, ehemaliger Direktor des Verlags „Città Nuova“ (Neue Stadt) und Mitverantwortlicher der Fokolar-Bewegung in Rom und Mittelitalien

Mit dem Blick auf das heute geteilte und verwirrte Europa, erscheint uns die Intuition von Chiara Lubich, die sich bereits 1999 für ein internationales ökumenisches Netzwerk von christlichen Bewegungen und Gemeinschaft stark machte, sehr prophetisch…

„Sie ist prophetisch, denn es scheint doch so, als ob Chiara vorausgesehen hätte, dass die Einheit Europas keine leichte Sache ist und dass es eine geistliche Kraft braucht, vielleicht verborgen, aber so mächtig, dass sie den negativen und zersetzenden Kräften, wie sie sich heute zeigen, entgegenwirken kann. Als Chiara die Idee lancierte, war Europa im Grossen und Ganzen noch ein ‘attraktives’ Ideal, das es heute wieder zu entdecken gilt. Wenn wir diesen Weg nicht gegangen wären und dieses Bewusstsein nicht erlangt hätten, wären wir heute dazu nicht mehr in der Lage. Es ist eine Konkretisierung, die über alle Grundsatzerklärungen hinaus Europa seine christliche Dimension wiedergeben möchte, das Christentum wieder zum Fundament Europas machen möchte. (…) Diese Erfahrung, die wir zusammen machen, als Kirchen und als Bewegungen die Europa angehören, aber mit verschiedenen Ausdrucksformen – denn das Christentum ist zwar eine einzige Realität, hat aber mit viele Ausdrucksformen – ist vermutlich die konkreteste Art zu zeigen, dass Europa ein christliches Fundament hat. In diesem Sinne ist es genial.“

Papst Franziskus hat betont, dass es den Dialog brauche, um ein geeinteres und solidarischeres Europa zu schaffen. Die Fokolar-Bewegung hat seit ihrer Gründung gerade im Dialog einen fruchtbaren Weg zur Einheit gesehen. Was bedeutet Dialog und wie lernt man die Kunst des Dialogs?

„Hier gibt es eine grundlegende Intuition, mit der Chiara die Natur Gottes, also die Liebe, neu entdeckt. Wenn wir ‘Liebe’ mit einem Begriff übersetzen möchten, der die Dynamik der Beziehung zum Ausdruck bringt, so können wir dies mit ‘Dialog’ tun. Was ist dialogischer als die Liebe? Andererseits, ohne Liebe kann es keinen echten Dialog geben, denn Dialog bedeutet, den Anderen annehmen und dazu ist es nötig, dass man sich selber zurücknimmt, ohne sich jedoch zu verleugnen, jedoch einen Schritt zurück macht, um dem Anderen Raum zu geben. Das ist das grundlegende Gesetz. Nur so versteht man, dass der Dialog im Grunde der einzige Weg ist, auf dem Einheit erreicht werden kann, denn hier werden Unterschiede respektiert und gleichzeitig erkennt man das existierende Gute, das was verbindet.“

In den letzten Jahren erleben wir den Vormarsch des Populismus und der sogenannten souveränistischen Bewegungen. Da muss Europa wohl eine Gewissensprüfung machen: Was hat man versäumt und wie kann gegengesteuert werden?

„Was diese Situation erklären kann, ist die Tatsache, dass Europa allzu sehr auf den materialistischen Wohlstand gesetzt hat. Europa hat für die ganze Welt Werte formuliert, wie jene, die in die internationalen Menschenrechte eingeflossen sind und die von allen Leader der Welt unterzeichnet wurden. Aber die Verlockungen eines oberflächlichen, materialistischen Wohlstands, der vergessen hat, was die eigentlichen, tiefen Sehnsüchte des Menschen sind, sind eine harte Realität. Mit dem Erreichen der grossen Zivilisationsziele hat Europa auch einen Wohlstand erreicht, der es vergessen liess, welches die grundlegenden Voraussetzungen für das gesellschaftliche Zusammenleben sind. Heute bezahlen wir den Preis dafür, aber vielleicht sind wir dabei, mit grosser Mühe die vergessenen Werte wieder zu entdecken. Was nicht heisst, dass der materielle Wohlstand keinen Wert habe, aber eben im richtigen Mass und am richtigen Ort, d.h. nicht an erster Stelle.“

Interview mit Pater Heinrich Walter

Interview mit Pater Heinrich Walter

Pater Heinrich Walter, internationaler Koordinator der Schönstatt Bewegung

Welchen Beitrag kann Papst Franziskus zur Entwicklung Europas, zum Aufbau eines solidarischeren und an christlichen Werten inspirierten Europas leisten?

„Ich denke, dass der Papst als Argentinier aus einer anderen, objektiveren Perspektive auf Europa schaut und dabei erkennt, dass es diesem Europa an Vitalität mangelt, weil es erschrocken ist, Angst hat. Papst Franziskus ist ein Enthusiast und erkennt gut, dass die Welt nach Erneuerung ruft.“

Welches Zeugnis können die Kirchen, in ihrer Vielfalt geeint, Europa geben?

„In diesem Europa in der Krise haben die einzelnen Länder nicht die Freiheit, ihren eigenen Möglichkeiten entsprechend zusammenzuarbeiten. Einige Länder stehen zu sehr unter Druck aufgrund der Flüchtlingskrise. Es braucht also in Europa ein Bündnis unter den Staaten, damit jeder seinen Beitrag leisten kann.“

Claudia Di Lorenzi

 

Das ist Europa, wie wir es aufbauen wollen

Das ist Europa, wie wir es aufbauen wollen

Ökumenisches und internationales Gebet – Der Glaube öffnet sich der Kultur

Am Abend des 24.3.2017 war die Basilika der XII Apostel in Rom gesteckt voll. Am Vorabend des 60-jährigen Begehens der «Römischen Verträge» haben sich mehr als 750 Menschen unter dem Vorsitz von Kard. Koch, Präsident des Päpstlichen Rates zur Förderung der Einheit der Christen, zum Gebet zusammengefunden. Katholiken, Protestanten, Orthodoxe, Anglikaner, Kleriker und Laien sind der Einladung von Miteinander für Europa – einem Netzwerk von mehr als 300 Bewegungen und Gemeinschaften – gefolgt. Beispiele dafür waren der aus Mitgliedern von 8 Bewegungen in Rom bestehende Chor sowie ein rumänisch-orthodoxer Chor.

Der italienische Staatspräsident, Sergio Mattarella, hat allen Anwesenden eine Grussbotschaft zukommen lassen, «in der Überzeugung, dass Momente der Begegnung wie diese wichtige Zeichen der Hoffnung sind, die wir brauchen um ein geeintes und solidarisches Europa aufzubauen.»

Msgr. Nunzio Galantino, Generalsekretär der italienischen Bischofskonferenz, Andrea Riccardi (Gründer der Gemeinschaft Sant’Egidio), Gerhard Pross (derzeitiger Moderator von Miteinander für Europa) haben in verschiedenen Momenten und unter diversen Aspekten von der europäischen Krise gesprochen, die u. a. von nationalen Egoismen – sei es von Einzelnen wie von Gruppen – ausgelöst wird. Unter verschiedenen Gesichtspunkten haben sie entschlossen die Einladung ausgesprochen, noch immer an das Projekt der Europäischen Gründerväter zu glauben «dass Europa auf Frieden, Gerechtigkeit und Solidarität in die Welt hinwirken will» (Präambel des Vertrages über eine Verfassung für Europa, Erklärung der Regierungschefs am 29.10.2004).

Auf diesem Hintergrund erklang die von einer tief ergriffenen Menge gesungene Trisagion Hymne «Heiliger Gott, heiliger starker Gott» besonders stark und feierlich.

P. Heinrich Walter, Schönstattbewegung, betonte in einem Interview: «Es gibt zwei wesentliche Punkte auf dem Weg zu einer neuen Integration Europas: Wir müssen die christlichen Wurzeln Europas pflegen – dafür setzten sich unsere Bewegungen ein – und wir müssen die Freiheit der anderen respektieren. Wir von Miteinander für Europa versuchen dies zu leben. Und diese Erfahrung wollen wir mit ganz Europa teilen.»

Simeon Catsinas, griechisch-orthodoxer Priester in Rom, wollte seine Freude mit uns teilen: «Ich bin glücklich über diesen Abend. Wir Christen müssen zusammenarbeiten, wir müssen gemeinsam Zeugnis geben. Es ist dringend notwendig, dass wir auf diesem Weg gemeinsam vorangehen.»

Auf die Frage, ob das Dokument «Vom Konflikt zur Gemeinschaft» ein Modell für Europa sei, antwortete Heiner Bludau, Dekan der evangelisch-lutherischen Kirche in Italien (CEL): «Sicher hebt das Dokument das Positive hervor. Nun muss es immer mehr das Leben prägen. So kann es zu einem überzeugenden Modell für ganz Europa werden.»

Die hoch politischen Worte und die Worte aus der Heiligen Schrift erklangen an diesem Abend fast wie auf einer Ebene. Jesús Morán, Kopräsident der Fokolar-Bewegung, drückte es so aus: «Europa ist ohne Christentum undenkbar. Das Christentum, das Europa geprägt hat, ist jenes einer geeinten Kirche: Die ökumenische „Katholizität“ (Universalität) ist daher die grundlegendste Wirklichkeit Europas. Europa muss sich selbst wieder neu entdecken als Kultur des Christentums. Die christlichen Werte sind europäische Werte und umgekehrt. Die Kultur des Dialogs, der Toleranz, der Offenheit, der Geschwisterlichkeit, kann über die religiöse Überzeugung hinaus, über jeden Glauben hinaus, gelebt werden. Diese Gebets-Initiative wird dazu dienen, diese grossen Werte wieder aufleben zu lassen.»

Über 4.000 waren die Zugriffe auf die Liveübertragung und der Austausch auf den sozialen Medien war sehr rege. In 50 weiteren europäischen Städten gab es ähnliche feierliche Gebetsinitiativen mit grosser Anteilnahme. Miteinander für Europa hat seine Stimme hören lassen!

Beatriz Lauenroth

Hier geht’s zur vollständigen Fotogallery: https://www.flickr.com/photos/fotomas2008/sets/72157681856163965

So stelle ich mir Europa vor: Die Stimme der Jugend

So stelle ich mir Europa vor: Die Stimme der Jugend

Der europäische Traum war von Beginn an  auch die Gelegenheit, die gegenseitigen Schwierigkeiten zwischen den europäischen Völkern und die Jahrhunderte alten Vorurteile zu überwinden.

Leider ist in der europäischen Integrationsgeschichte das Kapitel „Jugend“ oft zugunsten von anderen nicht weniger wichtigen Themen, wie  Umweltschutz und die Rechte der Arbeiter, geopfert worden. Die Dinge haben sich in den letzten zwei Jahrzehnten des vorigen Jahrhunderts allmählich geändert, als einige Austauschprogramme für Jugendlich geschaffen wurden; das bekannteste war „Erasmus“ für Universitätsstudenten, dazu einige Programme zur Unterstützung von Beschäftigung, wie etwa „Garanzia Giovani“ (Garantie Jugend).

Europa ist eine verlockende Perspektive für die Jugend. Viele von ihnen sehen dabei die Gelegenheit, eine erweiterte Gemeinschaft von Männer und Frauen zu bilden, welche Kontaktpunkte suchen können zwischen den Kulturen und Traditionen, die schon heute starke gemeinsame Wurzen haben. Europa bietet auch die Möglichkeit zu arbeiten und zu reisen, den eigenen Horizont zu erweitern und sich nicht mehr durch die nationalen Grenzen einengen zu lassen. Die Kundgebungen von Jugendlichen nach dem Brexit, die lauthals forderten, die Abstimmung über die Zugehörigkeit zur Europäischen Gemeinschaft nochmals zu überdenken, sagen uns viel über die Verbundenheit der Jugend mit unserem Kontinent und seinen Werten.

Andererseits: wer glaubt, dass unter den Jugendlichen eine optimistische und zuversichtliche Vision für Europa vorherrscht, irrt sich. Täglich fragt sich unsere Generation, ob die Versprechungen von materiellem und geistigem Wohlstand, von Gleichheit unter den europäischen Völkern und von Liebe zwischen unseren Nationen wirklich eingelöst wurden. Italien kennt 40% Jugendarbeitslosigkeit. Sei diese nun die Schuld von unserer Regierung oder von der Europäischen Union, dort, wo es keine Arbeit gibt, fehlt auch die menschliche Würde (wie dies sowohl Papst Benedikt XVI, als  auch Papst Franziskus betonen). Die europäische Reaktion auf die Finanzkrise war zögerlich und ungenügend, wodurch die Ungleichheiten noch betonter wurden und viel Leid brachten. Gab es bis vor 5-6 Jahren praktisch keine Stimme gegen das Projekt Europa, so sind es heute schon viele, die sich von diesem Traum entfernen wollen, weil sie ihn als unerfüllbar erachten. Die Jugend ist sich dieser Probleme völlig bewusst. Die sogenannte „Erasmus Generation“ entfremdet sich immer mehr vom europäischen Traum, wie es die Stimmabgaben in Italien, Spanien und Frankreich zeigen.

Dennoch könnte sich aus der Zukunft der Jugend die Perspektive wieder ändern und das Denken der Regierenden in Europa geradezu revolutionär beeinflussen . Welche Welt erwartet uns? Eine gespaltene Gesellschaft, ungerecht und voller Angst, oder eine, die geeint ist und Vertrauen vermittelt, die den Rechtsstaat bewahrt und zuversichtlich in die Zukunft schaut? Hier lieg der Unterschied zwischen Europa haben oder nicht haben. Um die Zukunft der Jugend zu retten, müssen unsere Regierenden einige Opfer bringen. Dabei sprechen wir nicht von der Beschränkung von Autos und Gehältern, ein Ziel das, so scheint es uns, sogar mit einer grosser Bereitwilligkeit schon erreicht ist. Nein, das wirkliche Opfer wäre der Verzicht auf Macht zugunsten von etwas Höherem.

Warum hat man noch kein Ministerium für europäische Ökonomie geschaffen? Wir sind eine Union mit einer gemeinsamen Währung, aber ohne Staat. Warum gibt es keine europäische Diplomatie? Offizielle diplomatische Beziehungen zwischen Staaten aufrechtzuhalten, die unter vielen Aspekten eine Konföderation bilden (deren Minister sich täglich hören), ist eigentlich eine Geldverschwendung. Warum gibt es keine wirkliche Wahl beim Präsidenten der europäischen Kommission? Könnte man sich auch am Fernsehen und auch auf öffentlichen Plätzen ein Bild machen von demjenigen,  der Europa regieren wird, könnte dies zu mehr Verantwortung nach oben und mehr Mitverantwortung nach unten führen. Warum macht man mit diesen Dingen nicht Ernst oder nur sehr zögerlich und fast lustlos?

Der Christ kennt die Antwort, denn er kennt den Unterschied zwischen der Macht zum Eigennutz und der Macht, deren Zweck es ist, ein Gemeinwohl zu erhalten, dessen Verantwortung den Politikern obliegt. Die Jugend ist bereit, den europäischen Traum zu unterstützen, unter der Voraussetzung, dass es der Traum einer Gemeinschaft von Männern und Frauen ist und nicht jener von Interessen und Regelwerken. Nur mit einem gemeinsamen Ziel vor Augen und dem Bewusstsein, das gleiche Schicksal und den gleichen Weg zu teilen, kann der notwendige Kultursprung gemacht werden. Dies ist ein Schritt, den man schon Morgen tun könnte, denn eins ist klar: es ist die Wahl der Menschen, die den Lauf der Geschichte ändert.

 

von Federico Castiglioni (Rom, 17/11/88). Nach dem Studium der Politikwissenschaften ist er derzeit Doktorand für europäische und internationale Studien an der Universität Roma Tre. Zu Themen wie Aktualität Europa oder der Rolle der Europäischen Union in der globalen Welt, hat er verschiedene populärwissenschaftliche und wissenschaftliche Artikel veröffentlicht. Er ist Beauftragter für die Außenbeziehungen der Jungen Europäischen Föderalisten (GEF Italien) und Delegierter am italienischen Forum für die Jugend.

Baumann „Durst nach Frieden“

Baumann „Durst nach Frieden“

(…. ) Jede Etappe und jede Phase der menschlichen Geschichte hatte einen gemeinsamen Nenner: sie war charakterisiert durch eine Eingliederung einerseits und einer Ausschließung andererseits.

Auf diese Weise entstand durch die Ausschließung und die Eingliederung eine gegenseitige Identifizierung. Das “Wir” konnte man messen an der gegenseitigen Feindseligkeit. Unser “Wir” bedeutete, dass wir nicht so sind wie sie – und das Ihrige, dass sie nicht so sind wie wir. Die einen brauchten die anderen um als miteinander verbundene Entität zu existieren und als Möglichkeit, sich durch einen Ort oder eine Gruppenzugehörigkeit identifizieren zu können. In der ganzen menschlichen Geschichte war das bisher so. Aus diesem Grund wurde viel Blut vergossen. Diese  Art von Selbstidentifizierung wuchs  aus einer Identifizierung  heraus, die  anders war im Vergleich zu der meines Nächsten.

Heute stehen wir vor der unausweichlichen Notwendigkeit der nächsten Etappe unserer Geschichte, in der wir den Begriff Menschheit erweitern.

Wenn wir von eigener Identität sprechen, haben wir dabei die Auffassung von dem, was wir in den Gedanken einer zusammengefügten Menschheit einschließen.

Ich würde sagen, dass wir vor einem weiteren Sprung stehen, der von uns die Abschaffung des Pronomens “Sie” verlangt. Bis jetzt hatten unsere Vorfahren etwas Gemeinsames: einen Feind. Heute, vor der Perspektive einer globalen Menschheit, wo finden wir diesen Feind?

Wir befinden uns in einer kosmopolitischen Realität, deshalb hat alles, was selbst in der entferntesten Ecke der Erde geschieht, Wirkung auf unseren ganzen Planeten, auf die zukünftigen Perspektiven. Wir hängen alle voneinander ab, davon gibt es kein Zurück mehr (…)

Zygmunt Baumann, Soziologe und Philosoph, 18.09 2016  Assisi, bei der Eröffnung des Interreligiösen Treffens “Durst nach Frieden”

Mattarella: das Europa der jungen Generation

Mattarella: das Europa der jungen Generation

(…) Ich möchte mich jetzt vor allem an die Jugendlichen wenden.

Ich weiß sehr gut, dass Eure Würde auch von der Arbeit abhängt und ich weiß auch, dass in unserem Land die Arbeit für die Erwachsenen ungenügend, oft prekär und schlecht bezahlt ist. Wenn es für sie so ist, so ist es noch mehr für euch. Eure Generation ist ausgebildeter als jene, die euch vorausgegangen ist.

Ihr habt sehr große Kenntnisse und eine große Potenzialität.

Euch muss die Möglichkeit gegeben werden, Protagonisten des Gesellschaftsleben zu werden.

Viele von euch studieren oder arbeiten in anderen Ländern Europas. Das ist oft eine große Chance. Doch es muss eine persönliche  Entscheidung sein. Wenn man gezwungen ist Italien zu verlassen, weil das Angebot fehlt, so befinden wir uns vor einer Pathologie , für die wir eine Abhilfe schaffen müssen.

Die Jugendlichen , die sich fürs Ausland entscheiden, verdienen immer Respekt und Unterstützung. Doch wenn man die im Ausland gereiften Erfahrungen nicht in unser Land zurückbringt, verarmt die ganze Gesellschaft.

Im vergangenen Februar an der Universität von New York bin ich Studenten aus allen Kontinenten begegnet. Eine Studentin hat ihre Ansprache damit begonnen, dass sie erklärte, dass sie sich nicht nur als Italienerin betrachte, sondern als Europäerin.

Viele Erfahrungen europäischer  Jugendlichen, die sich ihre Kultur, ihre Ideen und ihre Werte austauschen zeigen deutlich, dass Europa nicht einfach ein Produkt von Verträgen ist .

Ein Kontinent der nach Jahrhunderten getrennt war durch Kriege und Feindschaften, hat entschieden einen Weg des Friedens und einer gemeinsamen Entwicklung einzuschlagen.

Diese  Jugendlichen verstehen, dass in der heutigen Zeit die Entscheidung gemeinsam getroffen werden muss.

Angesichts der Tragödie, die die Kinder in Aleppo erleben, den tausenden von Menschen, die im Mittelmeer ertrinken und den vielen Kriegsherden in der ganzen Welt, erfassen sie noch mehr den Wert einer friedlichen europäischen Integration.

Sie akzeptieren nicht, dass Europa sich widerspricht, sich absondert und reaktionsträge wird, wie das oft bei der Einwanderung der Flüchtlinge geschieht.

Von der Europäischen Union erwarten  wir konkrete solidarische Gesten, bei dem Problem der Aufteilung der Flüchtlinge und bei der würdevollen Begleitung derer, die kein Recht auf Asyl haben und die deshalb in ihre Heimat zurückkehren müssen.

Sergio Mattarella, italienischer Staatspräsident, in seiner Ansprache an die Nation, 31.12.2016

 

Neue Horizonte nach Lund (Schweden)

Neue Horizonte nach Lund (Schweden)

Ein gemeinsamer Gedenktag 

„Es ist für mich eine große Freude heute hier zu sein und von den Werken des Heiligen Geistes Zeugnis zu geben, der zwischen den Jüngern Christi Einheit sät. Der Heilige Geist, wie es Martin Luther ausgedrückt hat, „beruft die ganze Christenheit auf Erden, sammelt, erleuchtet, heiliget und erhält in Jesus Christus im rechten, einigen Glauben”. Heute, in Lund und in Malmö, erfahren wir das moderne Wunder des Heiligen Geistes, so wie es die Jünger in meiner Heimatstadt Jerusalem vor zweitausend Jahren erfahren haben. Heute, während wir uns versammeln um unserer Hoffnung auf Einheit Ausdruck zu geben, erinnern wir uns an das hohepriesterliche Gebet Christi: ”Alle sollen eins sein (…) damit die Welt glaubt” (Joh. 17,21).

Danken wir dem einen und dreifaltigen Gott, dass wir uns auf dem Weg vom Konflikt zur Gemeinschaft befinden. Der geschichtliche Tag heute vermittelt der ganzen Welt die Botschaft, dass eine mit Entschiedenheit gelebte Religiosität zu einer friedliche Versöhnung führen kann, anstatt noch mehr Konflikte in unserer bereits geplagten Welt  herbeizuführen. Wenn gläubige Menschen sich für Einheit und Versöhnung einsetzen, kann die Religion einen Wohlstand für die ganze Menschheit bewirken (…. )“.

Aus der Rede von Munib Younan, Präsident des Lutherischen Weltbundes, 31.10.2016

 

500 Jahre Reformation – ein gemeinsamer Gedenktag

Kurt Kardinal Koch, Präsident des Päpstlichen Rates zur Förderung der Einheit der Christen, erklärt in einem Artikel des Osservatore Romano (17.1.2017) die Bedeutung des lutherisch-katholischen Gedenkens der 500 Jahre Reformation

Koch erinnert in dem Artikel an das gemeinsame ökumenische Gebet von Papst Franziskus und dem Präsident des Lutherischen Weltbundes (LWB), Bischof Munib Younan, beim ökumenischen Reformationsgedenken am 31.10.2016 im schwedischen Lund.

Dieser historische Moment wurde jedoch nicht nur positiv bewertet. Koch erklärt deshalb, dass es  weder um ein „Abdriften des Katholizismus in den Protestantismus“ gehe, wie katholische Kritiker fürchteten, noch um einen „Verrat der Reformation“, wie protestantische Kritiker unterstellten. Im Zeitalter der Ökumene seien solche polemischen Töne früherer Zeiten überwunden.

Beide Seiten sollten das gemeinsame Gedenken zum Dialog nutzen, fordert Kardinal Koch auf. „Das Reformationsgedenken 2017 erinnert an 1517, die Zeit, in der es noch keine Spaltung zwischen dem Reformator Martin Luther und der katholischen Kirche gab“, so der Kardinal.  Martin Luther wollte keine neue Kirche gründen, sondern die Christenheit im Sinn des Evangeliums reformieren.  Das wurde u.a. durch politische Vorkommnisse verhindert. Heute – so Koch – müssten die Christen nach 500 Jahren Trennung  lernen, in Einheit zu leben. Das Gedenkjahr sei eine Einladung dazu, sich die ursprüngliche Sorge Martin Luthers wieder zu eigen zu machen.  Es solle von Buße für die Verletzungen der Vergangenheit, aber auch  von Dankbarkeit für 50 Jahre Dialog zwischen Katholiken und Lutheranern und Hoffnung für die Zukunft geprägt sein.

(Zusammenfassung von Beatriz Lauenroth)

Der Traum von Papst Franziskus

Der Traum von Papst Franziskus

Anlässlich der Verleihnung des Karlspreises in Rom, am 6. Mai 2016, hat Papst Franziskus den Anwesenden seinen Traum von Europa anvertraut.

(…)  Mit dem Verstand und mit dem Herz, mit Hoffnung und ohne leere Nostalgien, als Sohn, der in der Mutter Europa seine Lebens- und Glaubenswurzeln hat, träume ich von einem neuen europäischen Humanismus: »Es bedarf eines ständigen Weges der Humanisierung«, und dazu braucht es »Gedächtnis, Mut und eine gesunde menschliche Zukunftsvision«. Ich träume von einem jungen Europa, das fähig ist, noch Mutter zu sein: eine Mutter, die Leben hat, weil sie das Leben achtet und Hoffnung für das Leben bietet.

Ich träume von einem Europa, das sich um das Kind kümmert, das dem Armen brüderlich beisteht und ebenso dem, der Aufnahme suchend kommt, weil er nichts mehr hat und um Hilfe bittet.

Ich träume von einem Europa, das die Kranken und die alten Menschen anhört und ihnen Wertschätzung entgegenbringt, auf dass sie nicht zu unproduktiven Abfallsgegenständen herabgesetzt werden.

Ich träume von einem Europa, in dem das Migrantsein kein Verbrechen ist, sondern vielmehr eine Einladung zu einem größeren Einsatz mit der Würde der ganzen menschlichen Person.

Ich träume von einem Europa, wo die jungen Menschen die reine Luft der Ehrlichkeit atmen, wo sie die Schönheit der Kultur und eines einfachen Lebens lieben, die nicht von den endlosen Bedürfnissen des Konsumismus beschmutzt ist; wo das Heiraten und der Kinderwunsch eine Verantwortung wie eine große Freude sind und kein Problem darstellen, weil es an einer hinreichend stabilen Arbeit fehlt.

Ich träume von einem Europa der Familien mit einer echt wirksamen Politik, die mehr in die Gesichter als auf die Zahlen blickt und mehr auf die Geburt von Kindern als auf die Vermehrung der Güter achtet.

Ich träume von einem Europa, das die Rechte des Einzelnen fördert und schützt, ohne die Verpflichtungen gegenüber der Gemeinschaft außer Acht zu lassen.

Ich träume von einem Europa, von dem man nicht sagen kann, dass sein Einsatz für die Menschenrechte an letzter Stelle seiner Visionen stand. Danke.

Verleihung des Karlspreises, Auszug aus der Ansprache von Papst Franziskus, Rom, Regia-Saal, Freitag, 6. Mai 2016

Link zum vollständigen Text: http://w2.vatican.va/content/francesco/de/speeches/2016/may/documents/papa-francesco_20160506_premio-carlo-magno.html

Eine Perspektive aus Frankreich

Eine Perspektive aus Frankreich

Eine französische Sicht auf 60 Jahre «Römische Verträge»

Es ist so weit!  Es sind zwar nicht alle da, aber zumindest 28 Länder wollen den 60. Geburtstag der Europäischen Union feiern. Am 25. März 1957 waren es erst sechs europäische Staaten, die  die «Römischen Verträge» unterzeichneten und damit der Schaffung einer «Europäischen Gemeinschaft» zustimmten; ab 1993 wurde diese dann zur «Europäischen Union». Unter diesen sechs Gründungs-Ländern war mit grosser Überzeugung auch Frankreich. Die Idee von Jean Monnet, die bei Robert Schumann gutes Echo fand, überzeugte die Franzosen, der grossen «Idee Europa» zuzustimmen.

Als Instrument des Friedens und der Stabilität war die «Idee Europa» im Dienste der Länder zum raschen und einfacheren Wiederaufbau des Kontinents gedacht. Seitens der damaligen und späteren Führungskräfte Frankreichs wurde Europa auch (vielleicht vor allem) als Sprungbrett zu grösserer, kontinentaler Macht und Einflussnahme gesehen. Die Liebe zum eigenen Vaterland, die Verteidigung der eigenen nationalen Werte und die Einflussnahme in der Welt haben das Handeln Frankreichs im europäischen Integrationsprozess charakterisiert. Wie schon General De Gaulle 1954 bemerkte: Die Souveränität Frankreichs anzutasten war nicht Teil des «europäischen Vertrags», und Frankreich hat bis heute daran festgehalten.

Dennoch: die grossen französischen Gründerväter, die Europa ebenso liebten wie Frankreich, haben würdige Nachfolger gefunden. Viele französische Präsidenten, angefangen bei Valéry Giscard d’Estaing, haben sich weiterhin für die  europäische Idee eingesetzt. Die hoffnungsvollen Ansagen der Gründerväter aufnehmend, hat uns D’Estaing (wie auch Jacques Delors) von einer auch politischen Europäischen Union träumen lassen: eine Union der europäischen Völker, geeint, aber im Respekt der unterschiedlichen Kulturen und Religionen.

2005, beim Referendum über die europäische Verfassung, haben die Franzosen daran erinnert, dass selbst wenn die Politik und die Regierenden vieles bewirken können,  sie doch machtlos sind ohne die Zustimmung des Volkes. Im Referendum hat die Mehrheit der Franzosen nämlich gegen die europäische Verfassung gestimmt. Die Erfahrung von 2005 zeigt sicher am deutlichsten die Haltung Frankreichs zur Europäischen Union. Eine immer wieder vernommene Aussage der Franzosen war: Selbst, wenn die Europäische Union notwendig ist, noch mehr Europa zu haben, «wäre zu viel». Warum zu viel? Weil sich die Franzosen, wie viele andere Länder, davor fürchten, in ein übernationales Europa einverleibt zu werden, in dem es keine Unterschiede mehr gibt zwischen Franzosen und Italienern, und wo die Eigenart und Souveränität jedes Landes in einem «europäischen Ganzen» verschwinden würde.

Wenn die Franzosen Europa heute akzeptieren, so deshalb, weil sie darin auch eine Wertzunahme für die eigene Identität und sozialwirtschaftlichen Ordnungen sehen können. Mehr noch, die Franzosen bejahen Europa, weil sie die Grundwerte teilen, die schon das Europa von 1957 prägten: die Solidarität, die Gemeinschaft, die Freiheit, der Friede und die Geschwisterlichkeit unter den Völkern. Es sind diese mehrheitlich auch christliche Werte, welche die Franzosen in diesem Europa sehen. Ausgenommen die religiösen Verwicklungen, fühlen sie sich verbunden mit den moralischen Grundwerten, die Europa immer noch prägen. Auch wenn auf das Bejahen dieser Werte nicht immer auch deren Umsetzung folgt – wie die aktuelle Flüchtlings-Krise zeigt –, bleibt doch die Tatsache, dass sich die Franzosen als konstituierender Teil dieser europäischen Realität fühlen.

Am 25. März 2017 werden in Rom die 60 Jahre der «Römischen Verträge» gefeiert. Das Jubiläum verdeutlich uns, dass dieses Europa noch jung ist! Die verschiedenen Anlässe, Kongresse und der Marsch für Europa werden starke Momente sein. Nebst der Notwendigkeit der politischen Wiederbelebung wird auch Gelegenheit sein, an die christlichen Werte zu erinnern, die allen europäischen Völkern gemeinsam sind. Diese Werte werden meiner Meinung nach die Grundlage für eine europäische Wiederbelebung darstellen, denn es sind heute die einzigen, die nicht Quelle von Angst sind, sondern von Einheit.

 

 

Marie Trélat, Französin, studiert Politikwissenschaften mit Schwerpunkt Europäische Union – insbesondere Zentral- und Osteuropa. Sie lebt derzeit in Rom (Projekt Erasmus) und besucht die Universität LUISS Guido Carli. Sie ist Mitglied der Jungen Europäische Föderalisten (JEF) in Rom und arbeitet dort im Büro für Internationale Beziehungen. Fünf Monate lang hat sie in der französischen Redaktion des Radio Vatikan gearbeitet.

Eine Perspektive aus Deutschland

Eine Perspektive aus Deutschland

60 Jahre „Römische Verträge“ – 24/25. März 2017

„Im festen Willen, die Grundlagen für einen immer engeren Zusammenschluss der europäischen Völker zu schaffen; entschlossen, durch gemeinsames Handeln den wirtschaftlichen und sozialen Fortschritt ihrer Länder zu sichern, indem sie die Europa trennenden Schranken beseitigen; (…) entschlossen, durch diesen Zusammenschluss (…) Frieden und Freiheit zu wahren und zu festigen“, haben am 25. März 1957 sechs europäische Länder (Deutschland, Frankreich, Italien, Benelux-Staaten) beschlossen, die „Europäische Wirtschaftsgemeinschaft“ zu gründen und diese auf die Grundlage von Frieden, Versöhnung und Zusammenarbeit zu stellen, wie es zu Beginn des Vertrages heißt. Zugleich wurden auch alle anderen europäischen Nationen eingeladen, „sich diesen Bestrebungen anzuschließen“.

Die Gründung der „Europäischen Wirtschaftsgemeinschaft“ war weit mehr als die Suche nach wirtschaftlichen Vorteilen, denn: Der französische Außenminister Robert Schuman (1886-1963) hatte schon zu Beginn der 1950er Jahre deutlich gemacht, dass der Frieden in Europa nur dann hinreichend gesichert werden könne, wenn es gelinge, kriegswichtige Güter wie Kohle oder Stahl gemeinsam zu kontrollieren. Und mehr noch: Dass Deutschland nur 12 Jahre nach dem Zweiten Weltkrieg hier als gleichwertiger Partner eines Vertrages akzeptiert wurde, war ein entscheidender Schritt zur Versöhnung auf dem europäischen Kontinent, die maßgeblich durch die Versöhnung zwischen Frankreich und Deutschland geprägt wurde.

Seit 1992 steht die Europäische Union für die politische Einheit des Kontinents. Doch dies ist ohne den in Rom unterzeichneten Vertrag über die „Europäische Wirtschaftsgemeinschaft“ (deswegen: „Römische Verträge“) nicht denkbar. Und so ist dieser Vertrag als Geburtsurkunde eines geeinten Europas zu verstehen, auch wenn er sich im Detail mit Ein- und Ausfuhrbestimmungen, Umgang mit Zöllen, Schiedsgerichten, Ausrichtung der Wirtschaftspolitik, Bewegungsfreiheit von Waren und der Einrichtung von Ausschüssen befasst. Wichtig ist die Intention, mit der er geschlossen wurde – und die ist in der Präambel klar benannt: ein Zusammenschluss, um Schranken zu beseitigen, Frieden und Freiheit zu wahren, Fortschritt zu fördern und so die Lebensbedingungen der Menschen in Europa zu verbessern – und dies in Zusammenarbeit mit dem ehemaligen Kriegsgegner Deutschland, das nun ein gleichberechtigtes Mitglied in der Wirtschaftsgemeinschaft wurde.

 

 

von PD Dr. Schwester Nicole Grochowina, Christusbruderschaft Selbitz, Historikerin, Mitglied des Europäisches Leitungskomitees von Miteinander für Europa und Mitglied des Ökumene-Fachausschusses der bayerischen Landeskirche

Eine Perspektive aus Italien

Eine Perspektive aus Italien

Die Römischen Verträge und die Europäische Union

Am 25. März 1957 wurden die Römischen Verträge unterzeichnet. Sie werden  als Geburtsstunde der großen europäischen Familie betrachtet. Der erste betrifft eine Europäische Wirtschaftsgemeinschaft (EWG), der zweite hingegen, EURATOM, betrifft die Europäische Atomenergiegemeinschaft.

Der Vertrag der EWG vereint als  Gründerstaaten Frankreich, Deutschland, Italien, Belgien, Luxemburg und die Niederlande in einer Gemeinschaft mit dem Ziel, wie es im Artikel 2 heißt, einen gemeinsamen Markt zu schaffen und die ökonomischen Bedingungen des Handels und der Produktion innerhalb der Gemeinschaft zu  fördern.

Außerdem hat er ein politisches Ziel: beizutragen zur funktionalen Konstruktion des politischen Europas, hin zu einer umfassenderen Vereinigung Europas. So erklären die Unterzeichner in der Präambel: „Im festen Willen, die Grundlagen für einen immer engeren Zusammenschluss der europäischen Völker zu schaffen“.

Den Römischen Verträgen ging 1951 die Unterzeichnung des sogenannten Pariser Vertrages (Belgien, Frankreich, Westdeutschland, Italien, Luxemburg und Niederlande) voraus, durch den die Europäische Gemeinschaft für Kohle und Stahl (EGKS) errichtet wurde: durch die gemeinsame Kontrolle über diese Industrien sollte eine einseitige Nachrüstung eines dieser Mitgliedsstaaten verhindert werden.

Das Bemühen, Europa auf politischer und wirtschaftlicher Ebene zu vereinen, war nach dem Zweiten Weltkrieges aus einem Anliegen entstanden:  die Staaten Europas so zu integrieren, dass ein neuer  Krieg unmöglich wäre. „Der Friede der Welt kann nicht gewahrt werden ohne schöpferische Anstrengungen, die der Größe der Bedrohung entsprechen. Der Beitrag, den ein organisiertes und lebendiges Europa für die Zivilisation leisten kann, ist unerlässlich für die Aufrechterhaltung friedlicher Beziehungen.“ (Jean Monnet, 9.Mai 1950)

„Europa lässt sich nicht mit einem Schlag herstellen und auch nicht durch eine einfache Zusammenfassung. Es wird durch konkrete Tatsachen entstehen, die zunächst eine Solidarität der Tat schaffen.“ (Robert  Schuman, 9.Mai 1950)

„Stellen wir den Frieden im Inneren und Äußeren wieder her. Um ihn zu ermöglichen, braucht es ein Zeugnis der Disziplin, der Ordnung, des guten Willens,  der Arbeit; bemühen wir uns um die bestmögliche Verteilung der Güter dieser Erde, um jene Schwierigkeiten zu überwinden,  die ganz natürlich sind, aber die man nur überwindet, wenn die Menschen bereit sind zum Opfer und das Bewusstsein haben, dass es für das Gelingen den absoluten Glauben an die Vorsehung Gottes braucht.“ (Alcide De Gasperi, 20. April 1950)

Die Wechselfälle der europäischen Einigung von beachtlichen Anstößen und plötzlichen Stillständen haben im Laufe der Jahre zur Unterzeichnung weiterer Verträge von verschiedenen Institutionen geführt wie dem Europäischen Parlament, der Europäischen Kommission, dem Europarat und anderen.

 

 

von Maria Bruna Romito, Fokolar-Bewegung, Geschichtslehrerin. Von 1989 bis 2000 lebte sie in Ungarn, wo sie an der katholischen Universität von Budapest Italienisch und Geschichte unterrichtete. Derzeit lebt sie in Roma und arbeitet im Päpstlichen Rat für die Kultur.