Gerhard Pross - cammino di comunione fra movimenti
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- Mittwoch, 21. Oktober 2009 00:00
- Heike Vesper
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Cammino di comunione fra movimenti evangelici e cattolici
Gerhard Pross - Convegno dei Responsabili e YMCA di Esslingen
(Traduzione dal tedesco)
Cari amici,
è una grande gioia per me, poter essere qui con voi in questo incontro. Mentre in Germania adesso sta cominciando l’autunno con le sue piogge, posso godermi qui il sole e la meravigliosa ospitalità italiana.
Vi porto i saluti dei movimenti cristiani della Germania. Quasi esattamente 10 anni fa ha cominciato lì il nostro cammino insieme.
Per comprendere questa comunione tra movimenti bisogna sapere che in Germania esiste già dal 1969 – cioè ormai da 40 anni - una rete di comunità e movimenti cristiani. Ogni anno per tre giorni si incontrano 100-150 responsabili (di movimenti e comunità). Fin dall’inizio, in questi incontri abbiamo cercato l’unità tra noi. Bisogna dire che fino a 10 anni fa si trattava soprattutto di comunità evangeliche.
In questi incontri i responsabili hanno vissuto l’unità o forse è meglio dire: ci sforzavamo sempre di nuovo di viverla.
Sapete cosa è una “corsa di elefanti”? Quando due camion sull’autostrada cercano di sorpassarsi a vicenda. Uno va a 79,8 chilometri l’ora, l’altro a 80,2. Dietro di essi si formano file chilometriche.
Gli incontri di responsabili non di rado assomigliano a queste “corse di elefanti”.
Responsabili sono spesso ‘tipi primari’ che vogliono essere sempre i migliori, i più grandi, i più importanti – e lo sono. Ognuno di loro ha da dire qualcosa di molto importante e se non è previsto che lui prenda la parola, non ha tempo di venire.
Con questi tipi di responsabili – penso che esistano solo in Germania, in Italia si è molto più cortesi, più eleganti – cerchiamo di vivere l’unità. Ci aiutano alcuni atteggiamenti base:
• Ci incontriamo come fratelli e sorelle, non come funzionari. Nessuno rappresenta il suo movimento, ma ognuno è tra noi come persona, con tutto se stesso.
• Ognuno ha la stessa importanza.
• Stiamo attenti al carisma dell’altro. Sappiamo che il corpo di Cristo è fatto di tanti membri con carismi diversi, perciò desideriamo che i vari carismi si possano sviluppare.
• Rinunciamo a mettere in mostra noi stessi. Non immaginate quanto sia difficile proprio questo. Perché ognuno rappresenta una causa veramente importante e i suoi programmi sicuramente meriterebbero la precedenza.
• Ognuno mette in comunione le sue idee, ma poi è pronto anche a perderle e ad aspettare se altri le riprendono; non si lotta per far passare le proprie idee.
Padre Marmann, fino a poco tempo fa responsabile del Movimento di Schönstatt, ha un bel ricordo riguardo a questo atteggiamento. In un incontro di preparazione per il convegno di Monaco in Baviera (dicembre 2001) in un primo giro ognuno ha detto le sue idee. Nel secondo giro non si doveva ripetere la propria idea, ma sottolineare qualcosa che aveva detto un altro. Così siamo arrivati a un consenso sorprendente.
L’unità vissuta tra i movimenti cristiani in Germania ci portava nell’anno 2000 all’incontro memorabile con Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari e il suo carisma dell’unità.
Mi ricordo ancora molto bene come ero commosso quando il terzo giorno dovevo fare la moderazione di una seduta plenaria molto speciale. Che cosa era successo che più di 100 responsabili di comunità e movimenti cristiani erano così profondamente commossi e tanti non potevano trattenere le lacrime?
Oltre a Chiara Lubich avevo invitato anche il vescovo Ulrich Wilckens all’incontro dei responsabili. I loro discorsi sul tema “unità” ci hanno toccato molto. Nel discorso di Chiara Lubich sentivamo lo stesso forte impulso verso l’unità che aveva caratterizzato l’incontro dal suo inizio. Il vescovo Wilckens ci faceva vedere molto bene quanto la divisione tra i cristiani nell’epoca della riforma abbia messo in questione la credibilità del vangelo e abbia favorito la secolarizzazione.
Sentivamo che era impossibile continuare semplicemente col programma previsto. Insieme ci siamo presi il tempo per stare in silenzio e nella preghiera e così dare spazio alla parola di Dio che ci era stata annunciata. In questo silenzio un sacerdote cattolico ha cominciato a chiedere perdono ai fratelli evangelici per tutto ciò che la chiesa cattolica ha fatto agli evangelici. Fratelli e sorelle evangelici hanno accettato questa domanda di perdono e hanno cominciato a loro volta a chiedere perdono ai cattolici. Preghiere di pentimento e di penitenza – dette da singoli a nome proprio o in rappresentanza di tutta una comunità o chiesa si sono susseguite in modo commovente. C’era tanto da confessare tra evangelici e cattolici, tra chiese e chiese libere, tra chiese e movimenti e viceversa.
Mai in vita mia – né prima né dopo – ho fatto una tale esperienza di pentimento che naturalmente ha toccato anche i nostri sentimenti. Ma sapevamo che non erano soltanto emozioni, era un profondo moto dello Spirito Santo tra noi. Ho fatto fatica a moderare quest’ora di preghiera, la mia commozione era visibile; ma per tutti noi fu chiaro che qui con questa conversione e profonda commozione è cominciato qualcosa di nuovo.
Il perdono è stato l’inizio di questo cammino insieme. Chiara Lubich, che dalla Pentecoste del ’98 si era impegnata in prima linea per la comunione tra i movimenti cattolici, alla fine ha dato la mano a noi del comitato organizzativo e ci siamo promessi: Vogliamo continuare la strada insieme. Era nato il movimento “Insieme – se no, come?”
Seguiva la fase del raccogliere e dell’unire. Movimenti che fino a questo momento non avevano avuto a che fare tra di loro, che piuttosto si guardavano con qualche pregiudizio, si sono mossi per conoscersi meglio.
Come esempio per questo processo vorrei raccontare un’esperienza molto personale. Quando abbiamo fatto il patto dell’amore scambievole nella chiesa di San Matteo a Monaco in Baviera io mi trovavo accanto a Padre Marmann del Movimento di Schoenstatt. Qualche tempo dopo sono andato a trovare lui e il Movimento di Schoenstatt, affinché questo patto diventasse vita. Strada facendo ho visitato un centro evangelicale di formazione. In un atmosfera molto aperta ad un certo punto ho osato dire qualcosa della mia spiritualità e delle mie esperienze carismatiche personali. I miei amici si sono scagliati contro di me e hanno dissezionato le mie esperienze spirituali in un modo poco bello. Sono rimasto molto male. Il giorno dopo parto per Schoenstatt. Poco prima dell’arrivo sento dentro di me un richiamo delle Spirito Santo: “Gerhard, sta attento adesso! Non cominciare col tuo disezzionamento teologico!” Questo richiamo dello Spirito Santo si rivelava molto necessario. Senza di esso la forma, l’aspetto del cattolicesimo che ho incontrato li, sarebbe stato troppo per me. Invece sono riuscito a comprendere Schoenstatt dal di dentro. Oggi alcuni responsabili di Schoenstatt fanno parte della cerchia dei miei migliori amici.
In questo atteggiamento di comprendere l’altro movimento dal di dentro, di scoprire il suo carisma, ci siamo poi incamminati in grande stile. Sono caduti dei muri, fossati sono stati riempiti e abbiamo sperimentato un’unità nello Spirito Santo come non avrei potuto immaginare nei miei sogni più audaci. Soprattutto con l’Italia sono nate tante amicizie e così sono tanto contento di vivere questi due giorni con voi.




