Paolo Ramonda - dalla parola alla condivisione
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- Friday, 16 December 2011 17:44
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"Dalla Parola alla Condivisione"
(Paolo Ramonda – Associazione Papa Giovanni XXIII)
Carissimi amici, grazie per l’ospitalità e l’accoglienza, un saluto a tutti i movimenti,associazioni e nuove comunità, dono dello Spirito Santo per l’umanità.
Il nostro fondatore ritornato al Padre il 2 Novembre 2007, don Oreste Benzi era sacerdote, parroco e amava tanto la Chiesa di Cristo, definito da Benedetto XVI “ infaticabile apostolo della carità”. Lo Spirito Santo ha sorpreso anche noi della Comunità Papa Giovanni XXIII perché ha indicato come successore di don Oreste un laico, sposato. La mia sposa è Tiziana, abbiamo dodici figli, di cui tre naturali e altri nove rigenerati nell’amore, perché con handicap fisici e psichici, figli benedetti da Dio.
La Parola del Signore era come un fuoco per il “ don” la portava sempre con sé sul sedile della macchina dove passava ore per spostarsi da un posto ad un altro nella visita alle sue comunità. La Parola del Signore era il suo punto di riferimento, la sua base sicura. Invitava a leggere la Bibbia sempre unita alla preghiera dicendo” provate a immergervi nella preghiera e vedrete come tutto cambia. Il dono che dovete fare ai vostri figli è la vita divina da voi vissuta, di tutto il resto che se ne fanno?”
Ne l popolo di Dio “le membra più deboli sono le più necessarie”, e una comunità è tale se è missionaria” predicate che il regno dei cieli è vicino, guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Lo Spirito Santo ha guidato tutta la vita di don Oreste. Dall’apertura delle prime case famiglie nel 1973, oggi circa 500 in tutti i continenti, case per accogliere in famiglia bambini gravemente disabili, fisici, psichici e sensoriali, per dare un papà ed una mamma a chi altrimenti sarebbe stato istituzionalizzato.
Alle Comunità terapeutiche per giovani schiavi delle droghe, per proporre un incontro simpatico con Cristo.
Alla presenza nelle missioni ormai presenti in 30 paesi stranieri dove molte famiglie della Comunità accolgono i figli abbandonati, maltrattati, orfani, malati di aids e condividono direttamente la vita con loro per fare di Cristo il cuore del mondo.
Guardando alle nostre famiglie e ai figli che le nostre famiglie, accolgono, figli non solo naturali, mi viene da ringraziare il Signore. Un giorno lo scorso anno in Venezuela a Merida mi hanno portato nell’ospedale pubblico dove ci sono bambini gravemente handicappati che a causa della loro patologia sono lì da più di 10 anni, abbandonati dai loro genitori naturali. Questi sono i figli che il Signore ci affida e che vengono a vivere nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e sono veramente un dono di Dio, dono del Signore per la nostra comunità.
Loro hanno un posto nella storia, non possono essere solo più oggetto di assistenza , ma sono protagonisti della vita della Chiesa, non devono più essere nascosti, ghettizzati, emarginati, ma portati come parte insostituibile nel corpo di Cristo che è la Chiesa dove le membra più deboli sono le più necessarie.
La Comunità Papa Giovanni XXIII vuole essere proprio questo: famiglia aperta, famiglia allargata, unica famiglia spirituale di queste creature che o non hanno più famiglia o se ce l’hanno non possono vivere con i loro genitori naturali a causa delle loro particolarità fisiche, psichiche,relazionali.
Sentiamo che il carisma che ci è stato affidato è questo: diventare padri e madri di chi non ha più padre e madre, diventare fratello e sorella di chi non ha più nessuno. Vogliamo costituire piccole comunità, ma il motivo è conformare la nostra vita a Cristo che compie continuamente la volontà del Padre facendosi povero, servo nel condividere direttamente con Gesù, per Gesù, in Gesù la vita degli ultimi.
Sentiamo nostra la parola del profeta Isaia: “ lo Spirito mi ha consacrato con l’unzione per portare il lieto annuncio ai poveri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, riportare in libertà i prigionieri e proclamare un anno di grazia del Signore”.
Ecco perché incontriamo sulla strada le ragazze schiavizzate, molte di loro minorenni, alcune sono state uccise,più di 6000 sono uscite grazie al lavoro di don Oreste e oggi circa 400 vivono nella Comunità. Incontriamo i senza fissa dimora nelle stazioni, gli ergastolani nelle carceri, perché come diceva don Oreste ci sono dei poveri che non ti verranno mai a cercare.
Sentiamo il grido che da loro sale a Dio, sentiamo che la misericordia di Dio ci ha toccati e vogliamo trasmettere nella nostra piccolezza questa misericordia. Gesù dice san Paolo “ pur essendo Dio non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza col Padre, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo”.
La nostra vocazione è di essere piccoli, di essere servi, essere il dono che abbiamo ricevuto di essere genitori e donarlo a queste creature.
Don Oreste Benzi era appassionato di Cristo, aveva come un fuoco dentro ancora ad 82 anni, quando il Signore lo ha chiamato a sé nel novembre del 2007. Diceva che Cristo non è una filosofia, una ideologia, Cristo è una persona viva, il Vivente con cui intessere una relazione viva. E’ la relazione con Lui che porta questo fuoco nel mondo. La Comunità si è diffusa a partire dalle diocesi italiane, dalle parrocchie a tutto il mondo. Nella storia della Chiesa quando manca il fondatore c’è come un’esplosione del carisma, ci stanno chiamando dal Congo, al Ciad, all’Argentina, alla Papa Nuova Guinea, stiamo aprendo a Lourdes, Fatima.
Uno dei regali più grandi è essere stati riconosciuti dal Pontificio Consiglio dei Laici, dicastero della Santa Sede come Associazione internazionale di fedeli, non è una formalità, per noi è sostanza, è un’appartenenza forte alla Chiesa universale per potere poi essere presenti, incarnati nella Chiesa locale, nel territorio a fianco dei più poveri ed emarginati. Don Oreste ha sempre voluto essere parroco, ha sempre voluto essere amico dei vescovi, dei pastori. Diceva che là dove un pastore ci chiamava, là dovevamo correre, andare a condividere con i più poveri per essere popolo santo di Dio.
La nostra spiritualità è essere un’unica grande famiglia spirituale composta per la maggior parte di sposi, papà e mamme, ma anche di consacrati, sacerdoti diocesani, che vivono questa spiritualità per rispondere alla universale chiamata alla santità, per contribuire alla realizzazione del regno di dio, per partecipare alla missione della Chiesa attraverso l’accoglienza e la condivisione diretta con i più poveri.
Abbiamo tanti giovani che vogliono vedere Gesù e lo incontrano in questa via stupenda della vita messa con la vita, della spalla messa sotto la croce del fratello, giovani in servizio civile, caschi bianchi che partono per le nostre terre di missione dallo Zambia,Tanzania,Kenya, al Cile,Bolivia, Brasile, fino alla Cina ,Australia. In Palestina i giovani del’Operazione Colomba corpo di pace nonviolento vivono a Twany un paesino di pastori palestinesi, vivono con i bambini, li accompagnano a scuola e stanno con loro per gettare ponti di pace con gli israeliani.
Guardando a tutte queste opere di condivisione che i nostri fratelli e sorelle vivono in tutto il mondo ( i membri della comunità sono circa 1600, e 400 in periodo di verifica vocazionale, circa 2000 le persone senza famiglia con cui viviamo, 41000 le persone che ogni giorno mangiano alla mensa della Comunità) grazie al servizio che oggi svolgo a livello mondiale come successore di don Oreste e responsabile Generale, benedico Dio, ringrazio Dio e gli dico: Signore sei grande perché operi meraviglie!
Don Oreste ci diceva sempre che per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio; per stare del tutto con i poveri bisogna stare del tutto con il Signore. Cerchiamo di essere amministratori dei doni di Dio, anche del denaro, cercando di restituire quanto abbiamo più del necessario. E’ possibile vivere in comunità la cassa comune, non avendo più nulla di proprio, ma mettendo tutto a disposizione della comunità e prendere secondo il bisogno. E’ possibile, se si cerca di vivere il Vangelo da amministratori e non da padroni sviluppare una nuova società del gratuito e la civiltà dell’amore in cui ciascuno ha qualcosa da portare per il bene di tutti. C’è pane per tutti se è condiviso e le risorse si moltiplicano.
Diceva bene san Basilio “ è dell’affamato il pane che tu tieni in serbo, è dell’ignudo la veste che tu custodisci nel guardaroba”. E san Giovanni Crisostomo” i medici curino gratuitamente i poveri, i ricchi dovrebbero tenere a disposizione sempre un alloggio per i poveri. Solo quello che uno dà di borsa sua gli acquista dei meriti e gli ottiene il perdono dei peccati”.
Vogliamo gridare al mondo che il Signore è il Dio della vita che ama i bambini anche quelli appena concepiti e che l’aborto è un omicidio, che la vita ha valore anche al tramonto al suo termine e che va garantita l’alimentazione sempre e che l’eutanasia è contro il dio della vita, che i fratelli immigrati hanno diritti fondamentali come ognuno di noi.
Saremo giudicati sull’amore” avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, carcerato e mi avete visitato, nudo e mi avete vestito”.
Aiutateci a vivere questa vocazione e questo carisma perché possiamo dare il nostro contributo per un mondo più giusto, ed essere docili all’azione dello Spirito Santo.
Come sempre ci affidiamo a Maria madre e fiducia nostra certi che la nostra speranza di essere totalmente conformi a Gesù non andrà delusa.
Grazie e buon lavoro







