Svizzera: In cammino insieme, 5.11.2011

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41 comunità e movimenti cristiani della Svizzera si sono incontrati sabato 5 novembre a Baar (Zugo). L’evento svizzero con più di 180 partecipanti fa parte di un risveglio ecumenico pieno di speranza chiamato “Insieme per l’Europa”


Il discorso di Gerhard Pross di Esslingen (Germania) - rappresentante del gruppo promotore internazionale di “Insieme per l’Europa” - è stato la base e il punto di partenza di quest’incontro di approfondimento della comunione ecumenica. Nel suo intervento Pross ha ripercorso i 12 anni della storia dell’Insieme per l’Europa, che ebbe inizio il 31 ottobre 1999, quando ad Augusta fu firmata la dichiarazione comune concernente la dottrina della giustificazione. Allora Chiara Lubich aveva parlato dell’amore come strada verso l’unità. “Fu un discorso ricco di conseguenze”, ha detto Pross. Cosicché rappresentanti evangelici e cattolici andarono incontro gli uni verso gli altri per chiedersi perdono dal profondo del cuore. “Lo Spirito Santo aveva fatto irruzione nella storia, e tutti sentirono che stava iniziando qualcosa di nuovo. Riconciliazione dava inizio al movimento ‘Insieme’,” ha rilevato Pross. Gli incontri successivi hanno portato a riconoscere che l’unità non doveva riferirsi soltanto al popolo di Dio, ma che doveva aiutare al rinnovamento della società in Europa. Non a caso Pross ha scelto come titolo del suo discorso “La speranza ha bisogno di una visione.” Dalla separazione delle chiese Dio ha tratto qualcosa di positivo. Ogni chiesa e ogni movimento ha sviluppato un suo carisma particolare o, detto in altre parole, nessuna chiesa ha tutto.

Dall’ insieme tra le chiese all’ “Insieme per l’Europa”

“Insieme siamo forti”: La tavola rotonda con rappresentati delle chiese è stata un altro momento centrale nella giornata. Insieme al moderatore Benedikt Walker (Gruppi biblici universitari, GBU) vi hanno preso parte Mons. Martin Gächter, vescovo ausiliare e delegato della Conferenza dei Vescovi, Rev. Adèle Kelham, pastora della Chiesa anglicana e Presidente della Comunità di Lavoro delle Chiese Cristiane in Svizzera e Kristin Rossier Buri, pastora della Chiesa riformata e vicepresidente della Federazione delle Chiese Evangeliche della Svizzera (SEK-FEPS).
“Varie sono le strade per trovare Dio”, ha detto Kristin Dossier, “ed è evidente che questo nella diversità” deve riflettersi anche nella nostra federazione”. Alla domanda  “Quale effetto spera per la comunità?” Adèle Kelham risponde decisamente: “Se noi cristiani riusciamo ad esprimere insieme i nostri punti di vista sui problemi ecclesiastici e sociali, veniamo ascoltati. E importante che esponiamo con più coraggio i valori cristiani comuni.” Altrettanto chiaro veniva in evidenza per tutti che ciò non significava di rinunciare alla propria identità, ma di vivere autonomi riconoscendo sempre più gli altri movimenti e i loro doni particolari. Kristin Rossier confessa apertamente che le chiese possono imparare ancora molto dai movimenti nel vivere il Vangelo con impegno vincolante.

Costruire ponti

Nella sala di conferenze del centro Eckstein a Baar è stato costruito un ponte simbolico in sagex. Dopo i dialoghi nei gruppi chi lo desiderava poteva scrivere su un foglietto l’impegno preso e fissarlo sul ponte; ciò che ancora poteva pesare o essere di ostacolo per la comunione come le imperfezioni e le separazioni persistenti é stato cestinato in un contenitore posto sotto il ponte.
Nei gruppi si sono veramente costruiti ponti di comprensione vicendevole. Brani musicali e canti hanno accompagnato la preghiera comune fino a rinnovare il “patto” di continuare, con l’aiuto di Dio, il cammino insieme. La benedizione data alla conclusione da Adèle Kelham ha confermato nei partecipanti la volontà di essere sale e luce nella società.

Alfred Gassmann

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