Slovenia: vittoria della Vita

da | Dic 16, 2025

Referendum rifiuta la legge sull'Eutanasia. La domenica 21 novembre 2025 è stata segnata da una storica consultazione popolare in Slovenia. I cittadini sono stati chiamati alle urne per esprimersi sulla proposta di legge sull'eutanasia, promossa dal governo in carica. L'esito ha visto la vittoria del "NO", segnando un trionfo per la cultura della vita e del valore umano.
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Unità nazionale senza precedenti

La preparazione al voto ha generato un’unità mai vista prima nei 35 anni di storia della Slovenia indipendente. La campagna referendaria è riuscita a trascendere le divisioni politiche tradizionali di sinistra e di destra, concentrandosi sul rispetto, sul valore e sulla cultura della vita.  Per la prima volta si sono riunite tutte le Confessioni cristiane (cattolici, evangelici, ortodossi serbi e macedoni), tutti i principali Movimenti e Comunità sloveni, come pure i musulmani per lanciare un messaggio comune contro la legge. La lotta è stata promossa principalmente dai laici, con il supporto di medici, avvocati, psicologi e di una vasta partecipazione giovanile.

La campagna e il dibattito

L’iniziativa è iniziata nel gennaio 2024 con la visita di Alex Schadenberg, pioniere canadese dell’attivismo contro l’eutanasia, che ha messo in luce le insidie della legislazione. La campagna è stata capillare, con oltre 100 incontri, conferenze e tavole rotonde in tutto il Paese, spesso con tre o quattro eventi significativi al giorno. Nonostante l’85% dei media principali fosse controllato da partiti favorevoli alla legge, gli attivisti hanno utilizzato intensamente i social network e la radio cattolica (che ha fornito servizi quotidiani contro l’eutanasia), per diffondere testimonianze registrate di pazienti, disabili, medici e infermieri. Inoltre, tutte le principali comunità religiose e le organizzazioni mediche slovene hanno rilasciato dichiarazioni congiunte contro l’eutanasia, rafforzando il fronte del “NO”.

La forza della fede e della preghiera

Un elemento cruciale della campagna è stato il forte sostegno spirituale. Le comunità religiose, con il sostegno dei vescovi sloveni, hanno organizzato le attività più svariate: preghiere in tutte le parrocchie, novene e recita del Rosario (anche alle 5 del mattino via radio), giornate di digiuno e preghiera, anche di membri della comunità musulmana. La solidarietà di preghiera è giunta anche dalla Croazia, dalla Bosnia e da altri Paesi dell’Europa orientale. La partecipazione ha superato il quorum del 20% degli aventi diritto al voto. Il successo del referendum ha cementato l’unità dei cristiani e ha dimostrato che la battaglia per il valore della vita è una causa che può unire l’intera nazione. L’impressione di uno dei partecipanti: “Qui ha vinto la cultura della vita.”

E non è forse il SÌ alla vita – “ci impegniamo a difenderne la dignità inviolabile in tutte le sue fasi, dal concepimento alla conclusione naturale”il primo dei 7 SÌ, per i quali si impegna la nostra rete ecumenica?

Marjana e Pavel Snoj (IpE Slovenia)

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