interrogandosi sull’identità dell’Unione europea e sul senso di sviluppare, concretamente, una cittadinanza europea. Questa la proposta della rete ecumenica Insieme per l’Europa, che sabato 9 maggio ha dato vita all’evento “Una luce per l’Europa nel crepuscolo globale”, negli spazi del Teatro Rossini, da dove don Luigi Sturzo nel 1919 lanciò l’Appello ai liberi e forti. Protagonisti: giovani e rappresentanti del mondo accademico e politico, chiamati a riflettere insieme sui valori fondanti dell’Ue nel contesto globale attuale. Un “crepuscolo” poiché caratterizzato da conflitti e crisi.
A guidare la riflessione…
tra intermezzi musicali dal vivo, sei giovani del gruppo Ut Omnes nato da alcuni universitari della Lumsa e ora esteso ad altri atenei, che nei prossimi giorni saranno al Parlamento europeo per un confronto con i parlamentari e la sottoscrizione di un “Patto intergenerazionale”. Al centro del dibattito, il tema della cittadinanza europea, non limitata alla sola dimensione istituzionale. Del resto, come ha sottolineato nel suo intervento il giovane Mattia Federici, in questi decenni l’Ue ha costruito «un patrimonio straordinario» sul piano economico, giuridico e istituzionale, senza però riuscire a radicare pienamente nei cittadini un autentico sentimento di appartenenza comune. La cittadinanza europea, ha osservato, «esiste solo nei trattati e nei diritti di voto».
Da qui la proposta di…
rilanciare il progetto europeo attraverso una nuova narrazione, investendo nell’educazione civica e in una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Ma questo, ha sottolineato Alessandra Arcidiacono, un’altra dei giovani presenti al dibattito, non basta: «La cittadinanza è fatta di leggi, culture, lingue e tradizioni, ma a tenere insieme tutto deve essere l’anima». Un’anima già presente nelle nuove generazioni: «I giovani vivono già l’Europa prima ancora di definirla – ha osservato -. Per loro l’Europa non è il punto d’arrivo ma di partenza».
A offrire una lettura geopolitica dell’attuale momento storico…
è stato Pasquale Ferrara, ambasciatore ed ex direttore politico del ministero degli Affari Esteri, che ha invitato i presenti a riscoprire la vocazione originaria dell’Europa come spazio di dialogo e convivenza. Partendo da una critica a ogni concezione “chiusa” dell’identità europea, sostenendo che la cittadinanza non può essere fondata esclusivamente sul sangue o sulla discendenza, e citando il giurista Luigi Ferrajoli e la sua idea di una Costituzione per la Terra, Ferrara ha sottolineato la necessità di una cittadinanza europea inserita in una più ampia prospettiva di cittadinanza universale. Un obiettivo raggiungibile se si supera l’immagine delle “radici” per adottare quella del “fiume”: un’identità che cambia, cresce e si trasforma senza perdere continuità. Una metafora che, per il diplomatico, descrive bene la natura dell’Europa, chiamata a tenere insieme le pluralità. In fondo, l’Europa «ha insegnato al mondo che i conflitti possono essere governati attraverso il diritto e il confronto politico». Ecco perché, in uno scenario segnato dal ritorno della forza delle armi, il Vecchio Continente dovrebbe distinguersi quale «forza gentile», capace di governare senza cedere alla logica della violenza.
Il lungo pomeriggio si èconcluso…
con una preghiera ecumenica nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, apertasi con i saluti di monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma, e scandita dalle orazioni per la pace pregate da luterani, anglicani, presbiteriani, evangelicali, metodisti, ortodossi e cattolici.
Gruppo giovani Ut Omens_IpE Roma 9.5.2026_Foto D.GollerPasquale Ferrara e Alberto Lo Presti_IpE Roma 9.5.2026_Foto D.GollerGiornata dell’Europa_ IpE Roma 9.5.2026_Foto D.GollerEvento in sala_IpE Roma 9.5.2026_Foto G. GiottoliPreghiera ecumenica_IpE Roma 9.5.2026_Foto G. CiottoliPreghiera ecumenica_IpE Roma 9.5.2026_Foto G. CiottoliPreghiera ecumenica_IpE Roma 9.5.2026_Foto G. Ciottoli
L’obiettivo dei giovani è quello di ispirare i leader europei a elaborare leggi e politiche che diano priorità alle relazioni umane, alla coesione sociale e alla pace duratura. In sostanza, l’iniziativa mira a dare un’“anima” al discorso politico, assicurando che il futuro legislativo dell’Europa sia radicato in valori che uniscono anziché dividere.
I valori fondamentali – strumenti pratici
In un contesto globale sempre più caratterizzato da conflitti e instabilità, gli organizzatori ritengono che il momento sia cruciale. Essi sostengono che, per affrontare le crisi moderne, l’Europa debba ritrovare le proprie radici cristiane — in particolare i valori fondamentali del perdono e della cooperazione. Per le giovani generazioni, questi non sono solo concetti astratti, ma strumenti pratici essenziali per promuovere l’armonia tra gruppi diversi in un mondo incerto.
Il Programma e il Patto Intergenerazionale
Il programma includerà uno scambio di esperienze, un dialogo sul tema dell’ordine internazionale e contributi su alcune delle questioni cruciali di oggi. Verrà presentato un Patto Intergenerazionale(clicca qui >>),che richiederà un impegno alla collaborazione tra le diverse fasce d’età. Tra coloro che parteciperanno alle discussioni incentrate sulla visione dell’unità europea ci saranno rappresentanti di vari partiti politici.
Per chi desidera seguire l’evento online, i dettagli sono riportati di seguito (si prega di tenere presente il fuso orario. A Bruxelles, la diretta streaming sarà dalle 10.00 alle 13.00).
Insieme per l’Europa nasce dall’incontro di Comunità e Movimenti cristiani. Pur nella diversità loro e delle Chiese, essi riconoscono una chiamata comune: testimoniare la fraternità come vocazione del Continente. Questa novena si inserisce pienamente in tale cammino. È una preghiera semplice e corale che accompagna, passo dopo passo, verso il 9 maggio, Giornata dell’Europa. Con essa intendiamo affidare assieme il continente a Dio e rinnovare il forte impegno nostro per la pace, l’unità e la riconciliazione. Il testo è stato preparato da Sr. Nicole Grochowina e Matthias Buehlmann.
La forma della novena attinge alla più antica tradizione cristiana ed invita a fermarsi e lasciare spazio all’azione dello Spirito. In un tempo segnato da frammentazioni e conflitti, essa chiede una nuova effusione di speranza per l’Europa.
Un’unica preghiera, nove prospettive
Ogni giorno è scandito dalla medesima invocazione: domandiamo a Dio occhi che vedono, orecchi che ascoltano, cuori che accolgono, piedi che camminano, mani che operano e bocche che annunciano la speranza del Suo Regno. Questa preghiera ripetitiva diventa una scuola di vita e mette ogni giorno al centro un aspetto concreto della testimonianza cristiana: lo sguardo che riconosce la bellezza, l’ascolto autentico, il cuore aperto al cambiamento, il cammino verso l’altro, il servizio delle mani, il coraggio dell’annuncio.
Unità nella diversità – un cammino condiviso
II filo conduttore della novena è chiaro: l’Europa ha bisogno di un’anima. Un’anima nutrita dal Vangelo, capace di tenere insieme unità e diversità, memoria e futuro. Pregare questa novena significa lasciarsi coinvolgere personalmente, trasformando la preghiera in scelte quotidiane e gesti concreti.
Non è solo un testo da leggere, ma un cammino condiviso che rinnova il “sì” al comandamento nuovo di Gesù: amarci gli uni gli altri. Da questo amore nasce una speranza credibile, capace di ridare volto e anima all’Europa.
Aquisgrana, città dall’anima profondamente europea, ha offerto la cornice ideale. Durante la visita al Duomo e al centro storico, gli strati della storia si sono fatti tangibili: dall’eredità di Carlo Magno fino alle cicatrici della Seconda Guerra Mondiale nell’Euregio. In questo scenario storico, ci siamo percepiti come una „Europa in miniatura“: una vivace diversità proveniente dal Limburgo meridionale, dalle Fiandre, dalla Vallonia, dalla comunità germanofona del Belgio e dalla Renania. Un dono particolare è stato l’incontro del tutto imprevisto con Fadi Krikor (Incontro dei Responsabili) e sua moglie Nicole proprio all’interno del Duomo.
Fondamenta della pace: Adenauer e de Gaulle
Un impulso di Klaus Henning ci ha ricordato l’„asse della riconciliazione“ tra Francia e Germania. L’opera di Konrad Adenauer e Charles de Gaulle, dopo ottant’anni di inimicizia e tre guerre devastanti, ha gettato le basi per un’Europa pacifica. Questa riconciliazione storica rimane per noi un pilastro centrale e un mandato per il futuro.
Unità nella diversità: lode e intercessione
Nonostante le diverse tradizioni e lingue – francese, olandese e tedesco – ci ha uniti il chiaro orientamento a Gesù Cristo. Il tempo della lode comunitaria è stato profondamente segnato da questo centro focale. Allo stesso tempo, abbiamo portato nella preghiera le sofferenze del mondo, specialmente le popolazioni nelle zone di guerra in Iran, Israele e Ucraina. Con i nostri voti di benedizione e le nostre preghiere, Jeff e Romkje Fontaine (Schuman Centre) sono partiti per l’Ucraina proprio il giorno successivo.
Una giornata che dona speranza
La calorosa ospitalità in casa Henning ha creato uno spazio pieno di stima e amore fraterno. La risonanza dei partecipanti parla da sé: „È stata un’esperienza di speranza meravigliosa e profonda!“. Un’altra voce ha riassunto così l’esperienza: „Mi ha dato una grande gioia interiore essere insieme come una famiglia. Continuiamo a pregare gli uni per gli altri e chiediamo a Dio la grazia che la pace torni nel mondo. È stata una giornata piena di stelle!“
L’obiettivo è di testimoniare l’unità fra i cristiani d’Europa per poterla mettere al servizio dello sviluppo delle politiche europee, in direzione della riconciliazione e della pace. In un contesto internazionale segnato dalle guerre, si sente il bisogno di attingere al patrimonio di valori cristiani per risolvere le sfide della convivenza fra i popoli del Vecchio Continente.
Tali valori, tali principi, sono contenuti nell’anima cristiana dell’Europa: «Reviving Europe: A Soul for Reconciliation» è il titolo dell’incontro che svolgeremo in Europarlamento, il 13 maggio, dalle 10 alle 12. Il programma prevede lo scambio di esperienze fra i giovani, il dialogo fra esponenti delle forze politiche sul tema dell’ordine internazionale, l’esplorazione condotta da alcuni esperti sui temi cruciali per gli equilibri continentali e globali.
Nei giorni precedenti, l’11 e il 12, sono previste visite guidate ai luoghi istituzionali dell’Unione Europea e sessioni di lavoro fra i giovani e gli esperti di politiche europee.
Per prepararsi adeguatamente a tale evento, Insieme per l’Europe ha pianificato una serie di quattro incontri preliminari, in videochiamata, ai quali partecipano tutti coloro che vivranno l’esperienza a Bruxelles. In tali incontri si favorisce la conoscenza reciproca, si incentiva la cittadinanza europea a partire dalle sue caratteristiche culturali e istituzionali, si esamina la vocazione di Insieme per l’Europe nel mondo di oggi.
Il calendario di tali incontri preliminari:
Venerdì, 16 gennaio, ore 18.30 – 20.00
Venerdì, 6 febbraio, ore 18.30 – 20.00
Venerdì, 13 marzo, ore 18.30 – 20.00
Giovedì, 9 aprile, ore 18.30 – 20.00
Chi desidera partecipare alle videochiamate può registrarsi all’indirizzo: admin@together4europe.org.
La preparazione al voto ha generato un’unità mai vista prima nei 35 anni di storia della Slovenia indipendente. La campagna referendaria è riuscita a trascendere le divisioni politiche tradizionali di sinistra e di destra, concentrandosi sul rispetto, sul valore e sulla cultura della vita. Per la prima volta si sono riunite tutte le Confessioni cristiane (cattolici, evangelici, ortodossi serbi e macedoni), tutti i principali Movimenti e Comunità sloveni, come pure i musulmani per lanciare un messaggio comune contro la legge. La lotta è stata promossa principalmente dai laici, con il supporto di medici, avvocati, psicologi e di una vasta partecipazione giovanile.
La campagna e il dibattito
L’iniziativa è iniziata nel gennaio 2024 con la visita di Alex Schadenberg, pioniere canadese dell’attivismo contro l’eutanasia, che ha messo in luce le insidie della legislazione. La campagna è stata capillare, con oltre 100 incontri, conferenze e tavole rotonde in tutto il Paese, spesso con tre o quattro eventi significativi al giorno. Nonostante l’85% dei media principali fosse controllato da partiti favorevoli alla legge, gli attivisti hanno utilizzato intensamente i social network e la radio cattolica (che ha fornito servizi quotidiani contro l’eutanasia), per diffondere testimonianze registrate di pazienti, disabili, medici e infermieri. Inoltre, tutte le principali comunità religiose e le organizzazioni mediche slovene hanno rilasciato dichiarazioni congiunte contro l’eutanasia, rafforzando il fronte del “NO”.
La forza della fede e della preghiera
Un elemento cruciale della campagna è stato il forte sostegno spirituale. Le comunità religiose, con il sostegno dei vescovi sloveni, hanno organizzato le attività più svariate: preghiere in tutte le parrocchie, novene e recita del Rosario (anche alle 5 del mattino via radio), giornate di digiuno e preghiera, anche di membri della comunità musulmana. La solidarietà di preghiera è giunta anche dalla Croazia, dalla Bosnia e da altri Paesi dell’Europa orientale. La partecipazione ha superato il quorum del 20% degli aventi diritto al voto. Il successo del referendum ha cementato l’unità dei cristiani e ha dimostrato che la battaglia per il valore della vita è una causa che può unire l’intera nazione. L’impressione di uno dei partecipanti: “Qui ha vinto la cultura della vita.”
E non è forse il SÌ alla vita – “ci impegniamo a difenderne la dignità inviolabile in tutte le sue fasi, dal concepimento alla conclusione naturale”– il primo dei 7 SÌ, per i quali si impegna la nostra rete ecumenica?